GARA RIFIUTI – LO STRANO SILENZIO DELLA COMMISSIONE DI GARA. PERCHE’ RESTA TUTTO FERMO?

Municipio-bandiere-2.jpg

La determina dirigenziale con cui l’ing. Corvace è tornato sui suoi passi ed ha stabilito l’esclusione della ditta Monteco dalla gara biennale relativa al servizio di raccolta nel Comune di Brindisi, continua a non sortire effetti in relazione all’esito della stessa gara d’appalto. Nei giorni scorsi, proprio all’indomani della determina, avevamo evidenziato una situazione in gran parte incomprensibile, relativa alle motivazioni che avevano comportato l’esclusione di Monteco. Nel documento del dirigente, infatti, si fa riferimento ad una contravenzione al codice della strada (poco meno di 600 euro) ed al mancato pagamento della Tari del 2013 (poco più di 20.000 euro). Ben poca cosa rispetto alla reale situazione relativa al rapporto estremamente conflittuale intercorso negli anni in cui ha svolto servizio a Brindisi tra la Monteco ed il Comune. E ben poca cosa anche rispetto alle questioni evidenziate dal consigliere comunale Massimo Ciullo in una interrogazione a cui – a quanto ci risulta – non è mai stata fornita una risposta da parte del dirigente.

Nel frattempo, in ogni caso, in presenza di un provvedimento di esclusione da parte del dirigente nei confronti di Monteco, la commissione di gara avrebbe dovuto procedere (ed anche celermente, essendoci una sola ditta ammessa) alla aggiudicazione della gara. Ed invece tutto tace, tanto che l’Amministrazione Comunale è stata costretta a concedere un altro mese di proroga a Ecotecnica.

L’intera vicenda, tra l’altro, contraddistinta da tanti colpi di scena, è stata oggetto di un articolato esposto presentato al Sindaco, alla Corte dei Conti, all’Anac ed alla Procura della Repubblica.

Insomma, una storiaccia in cui inspiegabilmente l’ente locale brindisino continua ad infilarsi sempre di più. Il tutto, in attesa di un probabile ricorso al Tar della Monteco per la sua esclusione dalla gara. In quel caso i giudici amministrativi saranno chiamati ad esprimersi sulla debolissima motivazione del dirigente, ma certamente non potranno ignorare tutto il resto.

A beneficio di cronaca, riportiamo un articolo pubblicato nei giorni scorsi da Brindisitime in cui si ricostruisce in parte il rapporto tra Monteco e Comune di Brindisi:

Riguardando la documentazione relativa al rapporto intercorso (fino al 2014) tra il Comune di Brindisi e la Monteco si evidenziano problemi che proprio il Comune ha contestato formalmente alla ditta. E’ il caso, ad esempio, della determina dirigenziale n. 5874/12 con cui, nell’ambito di una rendicontazione del servizio, furono evidenziate inadempienze contrattuali. Così come di una successiva relazione del comando della Polizia Municipale relativa ai mezzi impiegati per lo svolgimento del servizio (giudicati di numero inferiore e non rispondenti a quanto previsto nel capitolato).

Il tutto, sino a giungere al 13 marzo del 2014, quando il sindaco dell’epoca emise una ordinanza sindacale (9/14) in cui si affermava di non voler concedere ulteriori proroghe alla Monteco anche in virtù del fatto che la stessa non era in possesso di una sede operativa munita di certificato di agibilità, come prescritto nel capitolato d’appalto.

Ne nacque una lunga battaglia legale (con ricorsi al Tar), conclusasi a luglio dello stesso anno con un pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato in favore del Comune di Brindisi (con condanna per Monteco al pagamento delle spese legali).

E sempre il Consiglio di Stato, due anni prima, aveva dato ragione al Comune di Brindisi, autorizzando lo stesso Ente ad incamerare una cauzione di 300.000 euro per la mancata firma di un contratto della Monteco (decise di non sottoscrivere il contratto relativo alla gara d’appalto del Comune di Brindisi).

A tutto questo, si aggiungono anche le perplessità evidenziate dall’ufficio legale del Comune in un parere richiesto prtoprio dall’ing. Corvace. C’è il rischio, da quanto si legge, che esistano altre posizioni debitorie di Monteco nei confronti del Comune. Il tutto, nonostante siano trascorsi piùà di cinque anni dalla interruzione definitiva del rapporto.

 









Top