AMBIENTALISTI – PIU’ CHIAREZZA SULLA VASCA DI COLMATA

porto-br.jpeg

Sergio Costa

Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

segreteria.ministro@pec.minambiente.it

 

Vilma Moronese

Presidente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

vilma.moronese@senato.it

Alessia Rotta

Presidente VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori pubblici)

rotta_a@camera.it

 

Michele Emiliano

Presidente Regione Puglia

presidente.regione@pec.rupar.puglia.it

capogabinetto.presidente.regione@pec.rupar.puglia.it

 

 

Riccardo Rossi

Sindaco di Brindisi e Presidente Provincia

ufficioprotocollo@pec.comune.brindisi.it

provincia@pec.provincia.brindisi.it

e p.c.

a tutti i parlamentari e consiglieri regionali della provincia di Brindisi – loro sedi

 

LETTERA APERTA

 

Oggetto: Vasca di colmata, più chiarezza per un progetto inopportuno e datato

Il progetto della vasca di colmata ha avuto origine nel 2015 con il Decreto Presidenziale della soppressa Autorità Portuale di Brindisi n. 111/2015 e, secondo quanto riferito dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, nasce dall’esigenza di dare un destino “ambientalmente” ed “economicamente” sostenibile ai sedimenti che saranno escavati nelle attività di dragaggio, di tipo infrastrutturale e manutentivo, di cui necessiterebbe il Porto di Brindisi.

La scelta ubicativa è ricaduta sull’area del Porto tra il pontile del petrolchimico e costa Morena Est, in cui affluisce Fiume Grande, che è contigua al bacino imbrifero “Invaso di Fiume Grande, parte integrante e “ zona centrale” del Parco Naturale Regionale “ Saline di Punta della Contessa” (L.R. n. 28/2002), esattamente come la zona centrale comprendente il Sito Rete Natura 2000 (IT9140003), ovvero stagni e saline divenute Zona Speciale di Conservazione ( ZSC, Direttiva “Habitat”) e Zona di Protezione Speciale (ZPS, “Direttiva Uccelli”). L’Ente gestore del Parco Naturale Regionale è il Comune di Brindisi.

L’iter procedurale è proseguito senza particolari intoppi sino al dicembre 2018 quando l’assessore Borri, a distanza di un anno dalla presentazione del progetto ed a pochi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione di osservazioni nell’ambito della procedura VIA, ha censurato senza mezzi termini il progetto affermando che “La cassa di colmata progettata dall’Autorità portuale si trova proprio alla foce di Fiume Grande. Il rischio concreto è che l’opera possa fungere da tappo perché lascia solo un piccolo rivolo laterale che potrebbe essere insufficiente, e questo comporterebbe un annesso rischio di esondazione. I lati del fiume attualmente sono occupati da capannoni industriali in parte dismessi e in parte no, ma nel futuro ci auguriamo che possano essere risanati e che possano riempirsi di attività. Il rischio idrogeologico procurato dall’opera, di fatto, comprometterebbe in futuro il recupero di quell’area”.

Dopo la sortita dell’Assessore Borri lo stesso Comune di Brindisi, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brindisi e le Associazioni ambientaliste hanno presentato osservazioni nell’ambito della procedura VIA opponendosi alla realizzazione del progetto.

Né è scaturita una infelice polemica, caratterizzata da una forte personalizzazione dello scontro tra le Istituzioni coinvolte a vario titolo nella vicenda, il cui effetto è stato quello di distogliere l’attenzione dei cittadini dalle questioni fondamentali che, al momento, non sembrano aver trovato adeguate risposte:

E’ opportuno realizzare la vasca di colmata in una zona esposta ad alta pericolosità idraulica e/o geomorfologica?

Ma soprattutto, è ancora concepibile ricorrere a questo tipo di soluzioni che sono poco rispettose di un territorio come il nostro che ha già subito gravi forme di inquinamento? E’ possibile pensare di usare, restringendoli, spazi acquei come discariche? Riteniamo questa modoùalità concettualmente datata e non più in linea coi tempi nella convinzione che sia più opportuno bonificare, rendendo inerti, i sedimi dei dragaggi per un loro conferimento in discarica o per altro uso, così come indicato anche dall’art. 184 quater del Decreto Legislativo 152/2006 (s.m.i.) che riguarda l’utilizzo dei materiali di dragaggio nei Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN).

Quindi chiediamo: la scelta progettuale operata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale è davvero la più valida? Esistono alternative che mettano al riparo la comunità dai rischi e criticità connessi a tale opera?

Ci preme sottolineare che tali interrogativi non possono essere liquidati come pretesti per ostacolare la realizzazione dell’opera ma conseguono alla constatazione che è proprio l’Autorità di Bacino, ente preposto alla difesa del suolo e del sottosuolo, alla gestione del patrimonio idrico ed alla tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi, che nel parere reso nell’ambito della procedura VIA (DVA -2019 – 0009085 del 9 aprile 2019), ad aver espresso un parere sostanzialmente negativo alla realizzazione della vasca di colmata invitando l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale a valutare la possibilità di ubicarla in altre zone della costa meno esposte alle pericolosità idrauliche e/o geomorfologiche del PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico) chiarendo che, anche in caso venisse dimostrata la non diversa localizzabilità della vasca di accumulo, andrebbe comunque dimostrato “il non peggioramento delle condizioni di pericolosità idraulica dell’area, mediante un adeguato “studio di compatibilità idrologica e idraulica” basato (per la  complessità dell’assetto idraulico locale, nonché degli effetti variabili della condizione di base determinata dal livello idrico marino) anche sulla predisposizione di modelli fisici.” e chiarendo, per quanto riguarda gli aspetti geomorfologici del PAI, che “le opere di progetto risultano realizzabili solo a valle della riduzione del grado di pericolosità geomorfologica del PAI attualmente vigente (da avviare e concludere in ossequio alle procedure previste dall’art. 25 delle N.T.A. (Norme Tecniche di Attuazione), eventualmente conseguibile sulla base di delicati studi di carattere geologico e geotecnico…omissis.”.

Le criticità sopra denunciate non sembrano a tutt’oggi aver trovato una risposta adeguata da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale se è vero che la Commissione VIA, nel parere n. 3109 del 2 agosto 2019, (pagina 29), con riferimento alle componenti Suolo e sottosuolo e Ambiente Idrico – acque superficiali, continua a subordinare l’inizio dei lavori per la realizzazione del Progetto alla “preventiva acquisizione da parte del Proponente del parere dell’Autorità di Bacino Distrettuale che attesti il superamento delle criticità manifestate dalla stessa Autorità nel parere n. 2791/2019”.

In conclusione a distanza di quasi due anni dall’intervento critico dell’assessore Borri si è andati avanti con polemiche personalistiche prive di contenuto ovvero con ragionamenti generici sullo sviluppo del Porto senza che sia stato dimostrato il superamento delle criticità evidenziate dall’Autorità di Bacino.

Si ritiene quindi necessario riportare l’attenzione sulle problematiche connesse all’esecuzione del Progetto, alle quali ad oggi non sono state date risposte soddisfacenti, invitando le Istituzioni coinvolte nell’iter procedimentale a vagliare alternative progettuali compatibili con le esigenze di sicurezza idraulica, idrologica e geomorfologica e di sicurezza ambientale e della navigazione, indicate dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.

 

Forum Ambiente Salute e Sviluppo

Italia Nostra

Salute Pubblica

WWF









Top