BRINDISI. LOTTA ALLA MAFIA. ASSEMBLEA STUDENTI DEL LICEO CLASSICO “B. MARZOLLA” 

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LOTTA ALLA MAFIA. ASSEMBLEA STUDENTI DEL LICEO CLASSICO “B. MARZOLLA”

 

Nell’assemblea d’istituto tenutasi il 30 marzo, i ragazzi del Liceo Classico Marzolla hanno sentito la necessità di trattare un tema importante e delicato quale è la lotta alla mafia che, differentemente dagli anni passati, non hanno potuto sostenere attivamente nella giornata del 21 marzo. In particolare durante l’Assemblea, coordinata dai Rappresentanti di Istituto Gianmarco Rubino e Michele Buzzurro, si è svolta una tavola rotonda in cui le studentesse Enrica Sconosciuto, Elisabetta Capodieci e Marilù Sagliocco hanno avuto l’onore ed il piacere di intervistare la dottoressa Fabiana Agnello,, giornalista, il tenente Alberto Bruno, comandante del Nor della Compagnia di San Vito dei Normanni, il referente del presidio Libera Brindisi “Antonio ‘Tony’ Sottile e Alberto De Falco”, Valerio D’Amici, e la signora Marisa Fiorani, madre della vittima di Marcella Di Levrano. Gli ospiti hanno risposto alle domande degli studenti riguardanti svariati temi a partire dalla definizione di mafia, per passare poi alle attività di Libera ed all’aiuto che la rete associativa tutt’oggi continua a dare alla signora Fiorani nella sua attività, al ruolo della mafia nell’economia e nell’informazione. “La mafia si nutre di omertà”, è questa la chiave dell’incontro ed il significato profondo di tutte le testimonianze che i ragazzi hanno avuto modo di ascoltare: il silenzio e l’indifferenza alimentano il sistema della criminalità organizzata che, come ha spiegato il Tenente Bruno, si aggira ancora oggi silenziosa. Si è ribadita, inoltre, la necessità che ciascuno di noi si impegni affinché questo elemento che inquina la nostra società da decenni possa essere efficacemente contrastato. “E’ la cultura che ai mafiosi fa più paura della legge”, ribadisce la signora Fiorani, raccontando con voce commossa la storia di sua figlia Marcella uccisa dalla mafia poco prima che testimoniasse in un processo. D’altronde non è dalla cultura né dalla buona informazione che la mafia trae i propri profitti. E’ vero il contrario, come dimostrano le drammatiche storie di Peppino Impastato e Mauro De Mauro: chi denuncia la mafia è costretto a vivere nella paura ma non perde il coraggio di raccontare e rendere consapevoli di questa silenziosa realtà quanti più cittadini possibili. In questa direzione si è mossa anche la testimonianza della dottoressa Agnello che, dinanzi ad alcune minacce ricevute, ha avuto il coraggio di denunciare alle forze dell’ordine. Proseguendo, un messaggio di grande speranza ed incoraggiamento è giunto ai ragazzi per voce della signora Marisa Fiorani che ha con forza ribadito l’importanza dello studio che aiuta a non piegarsi dinanzi alla mafia che rende schiavi. E’ per questo che anche don Luigi Ciotti nel suo libro “L’amore non basta” ha definito la mamma della giovane Marcella come “protagonista di quel genere di testimonianza che con la forza della memoria genera cambiamento”, colei che “ha scelto la strada più difficile e dolorosa per chi ha avuto un familiare vittima della criminalità” anche in virtù della decisione di parlare nelle carceri, faccia a faccia con coloro che hanno costretto altri a vivere la stessa storia e infine sorte di Marcella, definita dalla stessa madre “schiava del traffico di droga nelle mani della mafia”. La giovane Marcella, collaboratrice di giustizia per ben tre anni, è diventata per tutti coloro che hanno avuto l’onore di ascoltare la testimonianza della sua mamma Marisa il simbolo di una schiavitù silenziosa, dolorosa ed “a doppio filo” che lega alla droga e poi alla mafia. Eppure solare Marcella ha avuto il coraggio di rompere questa rete che la teneva stretta e della quale è comunque rimasta vittima. L’incontro si è concluso con un caloroso invito agli studenti- in quanto motore del futuro- a studiare, denunciare, combattere attivamente ricordando affinché questa forma di schiavitù non produca altre vittime e non limiti né i nostri sogni né la vita del nostro territorio.

 

– Enrica Sconosciuto e Marilù Sagliocco









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