COSA CI RESTA DI QUESTA BRUTTA STORIA DEI BRONZI DI BRINDISI…

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Anche la nostra testata giornalistica ieri ha dato ampio risalto al ritorno in città dei Bronzi di Brindisi. Lo abbiamo fatto ben volentieri, anche come segno di continuità rispetto ad una battaglia partita proprio da queste pagine per comprendere le ragioni di quanto avvenuto. Purtroppo, in poco meno di un mese, abbiamo trovato solo tanti muri di gomma ed abbiamo avuto conferma che la gestione dei beni monumentali italiani fa acqua da tutte le parti, tanto da richiedere un immediato intervento del Ministro Franceschini.

Ma andiamo per ordine.

La notizia della decisione della Soprintendente Maria Piccarreta di trasferire i Bronzi di Punta del Serrone presso la sede di Lecce in attesa del disinnesco dell’ordigno rinvenuto nelparco della Multisala Andromeda era stata tenuta sotto traccia. Come se fosse normale spostare dei beni di tale importanza senza che se ne avvertisse la minima necessità. Abbiamo tentato di ricevere delle risposte dalla stessa Soprintendente, ma i nostri messaggi (ben documentati) sono stati del tutto ignorati. Avremmo voluto invitarla a leggere quanto scritto dagli artificieri. Avrebbe scoperto che ad oltre 1.200 metri (tanta era la distanza tra l’ordigno e il Museo Ribezzo) non era possibile alcuno spostamento d’aria. Men che meno ci sarebbe potuto essere un effetto-distruzione degli edifici e quindi anche del Museo. Ed allora, che senso ha avuto tutta questa operazione? Come mai nessuno ha tentato di far comprendere alla Soprintendente che la sua era una inutile e dannosa (sul piano economico) operazione? Come mai tanto silenzio anche da parte delle istituzioni locali? Ed ancora, come mai ben 25 giorni prima di far tornare al loro posto i Bronzi?

Nella speranza di trovare delle risposte, abbiamo scandagliato un settore ai più del tutto sconosciuto: quello delle Soprintendenze. Abbiamo scoperto che la promozione e la tutela dei nostri beni è affidata a chi non ha alcuna intenzione di dialogare con il territorio che quei beni li ospita. E’ sufficiente vedere il sito internet della Soprintendenza di Lecce per scoprire che non esiste alcun riferimento attraverso cui entrare in contatto con gli uffici (la sezione “contatti” è vuota), mentre la mail della segreteria del Soprintendente esiste ma se si scrive non si ottiene alcuna risposta. La sezione “eventi” è ferma al febbraio dello scorso anno e sul sito compare da sempre la scritta “sito in allestimento”. Abbiamo controllato anche la pagina facebook della Soprintendenza, ma ci siamo resi conto che non si fa alcun cenno alla vicenda-Brindisi.

Attraverso altre testate giornalistiche più fortunate della nostra abbiamo scoperto che la stessa Soprintendente si è molto infastidita per il clamore dato alla vicenda dei Bronzi di Brindisi. E’ una sorta di delitto – tanto per intenderci – provare a mettere in discussione le scelte di chi è deputato ad occuparsi di beni storici e monumentali. L’architetto Piccarreta ha ribadito che non deve dar conto a nessuno, se non al ministro competente. Come se un bene di grande valore sia piovuto dalla luna e non appartenga alla storia di un territorio e quindi della sua gente. Non si tratta di dover avviare una consultazione per assumere delle decisioni, ma più semplicemente di informare opportunamente quantomeno chi amministra una città e le persone che, a vario titolo, si occupano di questo.

E’ evidente che, a questo punto, tenteremo in ogni modo di sapere quanto è costata questa operazione (ditta specializzata, polizza assicurativa, ecc…) ed a quali rischi sono andati incontro i Bronzi a causa del trasferimento su gomma.

Ma questa storia ha aperto anche altri scenari. Il primo è quello della assoluta incapacità di questo territorio di “farsi sentire” quando accade qualcosa. Anche in questo caso, infatti, abbiamo percepito un certo “fastidio” da parte di amministratori locali ai quali non è andato giù che si facesse “chiasso”. E’ stata scelta, insomma, la strada del silenzio (anche qui una sorta di muro di gomma…), salvo poi ritrovare tutti davanti ai cancelli del Museo a salutare il ritorno dei Bronzi. Ma se davvero quel trasferimento era solo routine, perché un tale comitato di accoglienza (prefetto, sindaco, presidente del consiglio comunale)?

Infine, l’atteggiamento insopportabile dei soliti sapientoni di questa città che hanno decretato come inutili e dannose le denunce della stampa e la raccolta di firme dell’Associazione “Brindisi e le antice strade”. Si è tentato di far passare il fatto che una città in cui i cittadini non visitano in massa il Museo per vedere i Bronzi poi non ha il diritto di protestare se i Bronzi vengono portati via. Anche questa è una pericolosa forma di intolleranza “radical chic” di chi da sempre vorrebbe che la cultura fosse terreno per pochi, così come gli spettacoli teatrali e i convegni per presentare libri.

E invece questa città è anche altro. Pur tra mille contraddizioni e sbavature, siamo di fronte ad una coscienza civica che non è da “tracciato piatto”. Bisogna lavorarci, investire. E non lo si fa certo con le regole inaccettabili delle Soprintendenze, con i musei chiusi di sabato e domenica, con i silenzi di chi amministra e con le reprimende dei commentatori in pantofola.

Mimmo Consales









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