FORUM AMBIENTE, SALUTE E SVILUPPO: “MOBILITAZIONE PER GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE”

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L’Amministrazione Comunale di Brindisi ha dovuto affrontare la grave situazione debitoria alla quale si è trovata di fronte con una previsione di ripiano in un arco temporale ventennale. Si poteva dichiarare il dissesto e lasciare l’amministrazione nelle mani di un Commissario con la certezza che il rientro sarebbe avvenuto con tagli generalizzati decisi in maniera monocratica. La strada scelta, quella del predissesto, mantiene vivo il ruolo della politica e del dibattito democratico. Si può poi discutere la scelta dei settori e dei servizi in cui si praticheranno risparmi e tagli che rimane comunque frutto di opzioni politiche.

Certamente risanare i conti e giungere a bilanci il più possibile veritieri dovrebbe costituire un obiettivo ampiamente condiviso. Il piano di rientro dovrebbe evitare di aggravare disuguaglianze sociali tra i cittadini ma temiamo che non riuscirà ad alleviare la grave crisi sociale ed economica in cui versa il capoluogo senza interventi esterni. Indubbiamente maggiore sarebbe stato l’impatto negativo di una dichiarazione di dissesto. Tuttavia sono necessari degli approfondimenti.

Si impone intanto la necessità di capire e individuare i meccanismi amministrativi causa dell’enorme debito di 55 milioni di Euro accumulatosi negli anni. Senza questa analisi la struttura comunale non cambia e, anche se non si può spendere come prima a causa del predissesto, rimane in piedi solo per alimentare se stessa.

Il contenzioso sembra essere una delle cause principali della situazione debitoria brindisina (ma anche di moltissimi comuni). Ed è questo un indice gravissimo di scelte amministrative sbagliate, di atti amministrativi imprecisi di una esasperata tendenza di molti cittadini a considerare l’ente locale come “una vacca da mungere”, di una forma strutturale di ente locale che ha fatto il suo tempo e che ha bisogno di forti cambiamenti e di nuove responsabilità. Il contenzioso non si potrà del tutto eliminare ma se continua con gli stessi numeri e importi degli anni passati la soluzione del predissesto rischia di servire a ben poco.

La esternalizzazione di alcuni servizi sociali e sanitari sembra ispirata all’idea che la gestione privata possa renderli più efficienti secondo una visione che ciò che non produce profitto non può funzionare (farmacie comunali). Una concezione questa pericolosa che svilisce il ruolo del riconoscimento sociale di alcuni servizi  quale motore per la loro promozione e il loro sviluppo.

La città ha bisogno, però, anche che siano affrontate altre questioni critiche la cui soluzione potrebbe agire positivamente sulla crisi economica che la attanaglia. Sono questioni che non richiedono un impegno finanziario del Comune o della Provincia ma piuttosto interventi di Regione e Governo verso i quali gli enti locali possono svolgere un ruolo di pressione politica. Pensiamo  alla mobilità urbana e ai servizi sanitari e sociali e a tutte le forme di welfare che se efficienti sono in grado di ridurre le disuguaglianze di reddito. Così come le scottanti questioni del rilancio del porto e delle crisi aziendali e industriali in corso si gioverebbero di certo della iniziativa politica degli enti locali.

 

Appare soprattutto urgente ricostruire un movimento sociale come quello espresso dalla cittadinanza attiva a Brindisi su diversi temi negli anni 2000, riprendendo quei contenuti di giustizia sociale ed ambientale che fanno fatica a riemergere nel dibattito pubblico e dei quali invece proprio la crisi economica richiede la riassunzione. In questo modo anche le istituzioni locali troverebbero in una spinta dal basso quella necessaria sponda al proprio compito di rappresentare con forza ai livelli decisionali superiori gli interessi dei settori più deboli della società.

Per questo il Forum si rivolge alle organizzazioni sociali perché si organizzi una conferenza cittadina sulle disuguaglianze come luogo di costruzione di politiche sociali ed economiche.









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