GIAL PLAST FASANO. OGGI IL SIT-IN DEI LAVORATORI LICENZIATI – VIDEO

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Il Sindacato Cobas e i lavoratori licenziati della Gial Plast di Fasano hanno svolto questa mattina un nuovo sit-in a  Taviano sotto la sede della azienda, per protestare dopo la mancata presenza dei rappresentanti aziendali alla riunione convocata appositamente nelle sale della Provincia di Lecce.

Riunione voluta fortemente anche dagli Enti Locali e arrivata  dopo le proteste di questi giorni dei licenziati da Gial Plast .

Ricordiamo che 30  licenziamenti sono stati realizzati da Gial Plast    in seguito alla misura subita di interdittiva antimafia   e c’è stato un effetto domino con altri licenziamenti dovuti a Monteco , Ecotecnica , Eco World .

Insomma se loro non vengono li andiamo a trovare noi.

La riunione alla provincia di Lecce i voleva porre con determinazione alla Gial Plast ed alle altre ditte il rientro a lavoro dei licenziati.

I licenziamenti erano stati giudicati illegittimi dal Sindacato Cobas perché motivati da reati commessi ed espiati oltre 20 anni fa, quindi nessun tipo di relazione e di infiltrazione mafiosa dei giorni nostri.

La ditta Gial Plast  ha usato i lavoratori  come capro espiatorio per tentare di dimostrare alla Prefettura di Lecce il suo carattere di legalità e di non essere mafioso , così come gli veniva  attribuito.

Ancora di più oggi i licenziamenti risultano illegittimi a seguito della sentenza del Tribunale di Lecce che annulla la misura di interdittiva antimafia emessa nei confronti di Gial  Plast.

Arriviamo quindi all’assurdo che i lavoratori innocenti  rimangono a casa licenziati  e loro tornano tranquillamente ad esercitare le loro attività.

Ancora più penosa l’assenza anche dei Sindacati Confederali che in quattro mesi non hanno  svolto nessun tipo di iniziativa a sostegno dei lavoratori licenziati .

Con molteplici scuse hanno disertato l’incontro pur avendo i lavoratori licenziati e la stessa Provincia di Lecce comunicato loro la importanza di essere presenti.

Il Sindacato Cobas continua la sua lotta a sostegno di una battaglia di civiltà e per il diritto al lavoro.

Si fermerà solo quando l’ultimo lavoratore licenziato sarà rientrato a lavoro.



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