IDROGENO E BIOMASSE NEI PROGETTI ENEL E PROMETHEUS: UN CONFRONTO DA APRIRE SOLO IN ALTERNATIVA AI COMBUSTIBILI FOSSILI

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Gli obiettivi dell’Agenda per lo Sviluppo sostenibile al 2030 e quelli posti dall’Unione Europea all’atto dell’approvazione nel dic 2019 del Green New Deal hanno stimolato l’attenzione della politica, di gruppi economici ed industriali anche in Italia.

Sicuramente incidono gli ingenti fondi disponibili nel Just Transition fund, nei fondi strutturali 2021-2027 e nel programma finanziario della Banca Europea Investimenti, ma ancor prima nel Recovery plan e soprattutto nei 74 mld di euro destinati alla riconversione ecologica.

In questo quadro vanno inseriti progetti ed investimenti virtuosi in corso ed anche il rischio del ”assalto alla diligenza” presentando come programmi di decarbonizzazione progetti non di uscita dalla combustione del carbonio (carbon free), come previsto dalla UE, ma progetti di nuovi impianti alimentati da metano (semplicemente coal free).

Come vanno letti gli annunci di ENEL in merito alla produzione di idrogeno da fotovoltaico e di produzione di GNL da biomasse o i programmi sullo stesso tema di Prometheus di cui fanno parte imprese internazionali ed italiane quali SNAM, Siemens, Techint ed altri?  Innanzitutto va fatto presente che si parte dal presupposto che la centrale termoelettrica a turbogas (ripetiamo che è molto dubbia la terza fase a ciclo combinato) proposta da ENEL e sottoposta a giudizio VIA), non è un impianto di cui è scontata la realizzazione, come invece nei programmi citati si asserisce, fino al punto che l’energia chimica verde insita nell’idrogeno viene previsto che sia associata al metano nell’alimentazione di detta centrale, producendo l’inaccettabile permanenza del combustibile fossile nel mega impianto, un abbassamento del rendimento ed un ulteriore innalzamento delle emissioni climalteranti.

Le scriventi associazioni hanno presentato assieme a docenti e studenti di scuole medie e superiori di Brindisi le linee di un piano di rigenerazione nel quale è contemplata la realizzazione di un impianto solare termodinamico (anche con l’applicazione di programmi innovativi sui nano-componenti), di impianti fotovoltaici con sviluppo della filiera dell’accumulo e di un impianto di produzione di energia elettrica ed idrogeno da moto ondoso. La gran parte di questi impianti, insieme ad altre opere previste nel piano, è collocata nei 270 ettari di proprietà ENEL ed in sostituzione della centrale termoelettrica Brindisi Sud da chiudere definitivamente.

Le stesse associazioni hanno giudicato positivamente l’emissione della L.R. 34/2019 che prevede la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili produzione di idrogeno derivi da fonti  e la richiesta della di creare a Brindisi l’Hub di tale produzione, fermo restando che avrebbero preferito l’avvio di una fase di informazione e di partecipazione, in primo luogo attivata dall’ASI di Brindisi e dall’Amministrazione Comunale di Brindisi, anche per favorire una produzione diffusa di idrogeno (comunità energetiche, insediamenti rurali ecc.).

Le sottoscritte associazioni chiedono nuovamente che si parta dalla completa dismissione della centrale termoelettrica Brindisi sud ma esprimono la piena disponibilità al confronto sulle fonti rinnovabili di produzione di energia elettrica e di idrogeno (inclusa quella derivante da moto ondoso), sulla loro collocazione nei terreni di proprietà dell’ENEL e nelle aree non più coltivabili, limitrofe all’asse attrezzato che adduceva il carbone e su altre aree SIN (ad esempio Micorosa una volta bonificata), rimuovendo l’assurdo divieto presente in merito alla collocazione di impianti fotovoltaici (FER) in area SIN.

Le stesse associazioni condividono la proposta  di apertura di un dialogo, come richiesto anche dalla CGIL  per aprire un percorso virtuoso in termini significativi di ricadute occupazionali, sempre a condizione che si parli di alternative rispetto al termoelettrico ed alla combustione di fossili.

Per ciò che attiene, infine, la produzione di biogas e biometano da biomasse, è chiaro che le notizie sono troppo scarse in merito alle caratteristiche qualiquantitative degli scarti vegetali e soprattutto e di quelli animali a cui si fa riferimento. Si sottolinea che vale anche in questo caso la disponibilità al confronto pur ricordando che la produzione di energia da biomasse è preferibile che sia distribuita sul territorio e considerando che la produzione di biogas, può avvenire in modo diffuso fornendo energia a km 0 alle utenze.

Dalle considerazioni su esposte è evidente che la cogenerazione con i combustibili fossili è un uso non accettabile dell’energia realmente verde come l’idrogeno.

Un modo corretto implica una produzione di energia sostenibile, idrogeno e biogas da biomasse, soprattutto in modo diffuso; l’idrogeno, ma dovrebbe essere usato per produrre direttamente energia elettrica attraverso il sistema delle fuel cell (celle a combustibile) e producendo come refluo solo acqua.

L’augurio è che gli investimenti e le competenze profusi nel progetto Prometheus, possano essere dirottati in questa direzione, ponendo al centro dei proponimenti innovativi lo sviluppo della filiera intelligente dell’idrogeno.

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