IL PORTO DI BRINDISI RISCHIA DI AFFONDARE NELLE POLEMICHE. SI FACCIA CHIAREZZA!

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Abbiamo assistito in silenzio alle ultime vicende riguardanti il porto di Brindisi. Lo abbiamo fatto per evitare facili strumentalizzazioni.

Al di là di sterili polemiche, pertanto, va fatta una fotografia di ciò che oggi il porto di Brindisi sta vivendo.

Sul piano infrastrutturale siamo ancora all’anno zero. Dopo lunghi anni di scelte assai discutibili di chi si è alternato alla guida dell’Autorità Portuale, adesso è proprio l’ente che gestisce i porti dell’Adriatico meridionale a sollecitare che le opere si realizzino nel più breve tempo possibile. Ci si scontra, però, con la solita burocrazia e con un atteggiamento del Comune di Brindisi che fino a poco fa si poteva definire chiaramente ostruzionistico. Adesso pare che qualcosa stia cambiando, ma la realtà è che le autorizzazioni non arrivano e i cantieri non partono. In altre nazioni (ma anche in altre zone del nostro paese) il pontile a briccole, la nuova stazione marittima, i nuovi accosti di Sant’Apollinare e la vasca di colmata sarebbero stati completati da anni, mentre qui siamo ancora a niente.

Se si vuole parlare di porto scevri da strumentalizzazioni queste cose bisogna dirsele con chiarezza.

Si parte, quindi, da una situazione di grave deficit infrastrutturale che non può non condizionare la vita del comparto marittimo. Del resto, non è un mistero il fatto che oggi si punti (con molta enfasi e con poca sostanza) sul traffico crocieristico senza disporre di un apposito terminal.

Certo, adesso la situazione potrebbe assumere risvolti positivi, soprattutto se la manifestazione di interesse formalizzata qualche settimana fa dal colosso internazionale Yilport dovesse trasformarsi in qualcosa di più concreto. Al momento si parla di questo argomento solo per tentare di capire se il presidente dell’Adsp Mam Patroni Griffi ha inviato i vertici del terminalista turco presso la sede dell’ente di Bari o presso quella di Brindisi. C’è chi sostiene una tesi e chi un’altra ed allora proprio Patroni Griffi smonti gli alibi di chi vuole buttarla solo in polemica e tiri fuori queste benedette lettere di invito. In tal modo si sgombrerà il campo almeno da questi aspetti.

E lo stesso Presidente convinca anche i più scettici che il suo interesse a far crescere il porto di Brindisi è reale, creando le condizioni ideali perché Yilport non scappi dalla nostra città come fece nel 2018. Del resto, che Brindisi fosse una piazza difficile Patroni Griffi lo sapeva anche prima di accettare il suo incarico. E sa bene anche che la colpa non è tutta dei brindisini, visto che questa gente nei decenni ha dovuto “subire” presidenze come quelle di Mascolo, Ravedati e – buon ultimo – Haralambides. Anni bui durante i quali l’ente portuale ha speso fortune per progettare interventi mai realizzati. Il tutto, senza muovere una foglia per invertire la rotta della crisi in cui procedeva il nostro porto.

Quanto alla presenza dei cinesi, invece, diciamo subito che l’argomento ci interessa poco. Almeno per il momento. Oggi questo scalo è poco attrattivo anche per affaristi come il colosso CCCC e chi a livello governativo ha sostenuto istituzionalmente trame oscure proprio con i cinesi è vicino al definitivo declino politico. L’argomento, poi, è nel mirino dei nostri servizi segreti, oltre che di una esponente politica autorevole come Giorgia Meloni. Quindi è assai improbabile che possano verificarsi operazioni “strane” ai danni dei reali interessi dei brindisini. La città, in ogni caso, non ha più l’anello al naso e quindi è pronta a reagire. Nei confronti di tutti, nessuno escluso!

Mimmo Consales









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