METALMECCANICI IN LOTTA PER IL CONTRATTO

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Metalmeccanici in lotta per il contratto – di Angelo Leo

Imetalmeccanici salvarono le fabbriche dai nazisti nel 1943, i metalmeccanici hanno salvato la produzione nelle fabbriche nel 2020 dal coronavirus. Per tutta risposta Federmeccanica, dopo 11 mesi di trattative, rompe il tavolo del rinnovo contrattuale con la provocatoria proposta di blocco degli aumenti salariali, in piena sintonia con le pretese del neopresidente di Confindustria, Bonomi.

L’obiettivo dei padroni è chiaro: approfittare della crisi, approfittare della messa in cassa integrazione di milioni di lavoratori per assestare un colpo mortale al contratto nazionale di lavoro. La posizione di Federmeccanica non è conseguenza dell’emergenza Covid-19. In realtà, fin dall’inizio della trattativa Federmeccanica ha dichiarato l’indisponibilità ad aumenti salariali nel contratto nazionale, “concedendo” solo l’adeguamento all’inflazione, pari oggi a poco più dello 0%, che significa in tre anni circa 40 euro di aumento.

La trattativa per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici è cominciata 11 mesi fa con una piattaforma approvata da oltre il 90% dei metalmeccanici. Una piattaforma che tiene conto del fatto che molte aziende non hanno rispettato il contratto precedente, che prevedeva, tra l’altro, l’allargamento della contrattazione di secondo livello e le 24 ore di formazione nell’orario di lavoro. Questi impegni non sono stati attuati, non è stata redistribuita la ricchezza. Non è stato riconosciuto il valore del lavoro. È inaccettabile pensare che i salari dei lavoratori metalmeccanici, considerati indispensabili durante tutta la fase della pandemia, siano totalmente bloccati, quando sono tra i più poveri d’Europa.

In risposta all’arrogante posizione di Federmeccanica, sono già state proclamate assemblee accompagnate dai primi scioperi spontanei. Fiom, Fim e Uilm hanno già annunciato l’obiettivo dello sciopero generale di quattro ore del 5 novembre, ad un anno esatto dall’avvio delle trattative. Noi pensiamo che sia necessario rinnovare i contratti nazionali, riconoscere il valore del lavoro e i diritti, e tenere insieme il tema della salute, dell’occupazione e del salario.

Il coronavirus ci costringe ad adottare misure di sicurezza individuali e collettive per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori e di tutti in generale a partire dalle proprie famiglie. Ma se in passato i metalmeccanici hanno affrontato un nemico spietato come i nazisti per salvare fabbriche e salario, i giovani metalmeccanici del 2020 saranno sicuramente in grado di lottare per il loro contratto e salario contro Federmeccanica, che ha stretto una inquietante alleanza con il coronavirus per stracciare contratti e riprendere a licenziare senza più impedimenti.

Riparta immediatamente la lotta come giustamente ha dichiarato la segretaria generale della Fiom Francesca Re David.

Per quanto sia difficile la situazione, scioperare per il contratto e impedire i licenziamenti è la richiesta che avanza dalle fabbriche. In particolare al sud dove la crisi fa sentire la dolorosa morsa, come nel caso del Gruppo DE.MA con i suoi cinque siti tra Brindisi e Napoli.

Contratto, blocco dei licenziamenti, innovazione tecnologica e produzioni alternative sul piano ambientale sono le parole d’ordine per invertire il declino industriale del nostro Paese (e del mondo intero). Ma senza lotte, senza scioperi, senza scendere ancora in piazza, Federmeccanica con la sua linea reazionaria arrecherà più danni alla classe operaia e al Paese di quanto già purtroppo stia ampiamente arrecando la pandemia. Difendere il salario e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è fondamentale per la ripresa del Paese.









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