SCUOLA – I “CENTO GIORNI” IN PANDEMIA

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I “CENTO GIORNI” IN PANDEMIA
Ogni anno i maturandi festeggiano i cento giorni che li separano dall’esame di stato. L’anno scorso, nello stesso periodo, eravamo in pieno lockdown, tutti chiusi in casa con tanta paura per ciò che stava succedendo nel mondo. Eravamo incollati al televisore in attesa di notizie che potessero dare un segnale di miglioramento. Le scuole chiuse con la didattica a distanza che, improvvisamente, diventava l’unico modo per cercare di mantenere un contatto fra docenti e studenti. Non fu possibile organizzarsi per i cento giorni. Un lockdown lungo, duro da sopportare, ma necessario per cercare di aggredire la terribile pandemia. È passato un anno e, purtroppo, la situazione è nuovamente preoccupante. Gli studenti dell’ultimo anno hanno dovuto rinunciare a quello che, da sempre, è considerato un momento importante della loro vita scolastica. La maggior parte di loro ha deciso, ugualmente, di non seguire le lezioni, solo per sentirsi liberi di collegarsi per scambiarsi sensazioni, paure e tanto altro. Qualcuno si è concesso un caffè con l’amico del cuore, giusto per fare qualcosa. I ragazzi, in questo momento così delicato, stanno dimostrando tanta maturità e reagiscono abbastanza positivamente ad una situazione così particolare. La scuola sta soffrendo e, ancora, non si vedono segnali certi per il futuro. Gli alunni, nella maggior parte, si impegnano e si sono adeguati alla comunicazione tramite uno schermo, anche se, spesso, appaiono tristi, quasi arresi a dover forzatamente vivere così la loro esperienza scolastica. Tanto si sta tentando per combattere la dispersione scolastica, un vero problema causato da tutto quello che sta succedendo. La vita è cambiata per i nostri giovani e tutto quello che sembrava costituire la normalità delle cose fino a un anno fa, oggi sembra così lontano. Dobbiamo aiutarli e non farli sentire soli. Con la scuola chiusa, si perdono i momenti belli che non ritorneranno più, tutte le esperienze che fanno parte della vita. È una sofferenza enorme anche per i genitori che, con preoccupazione, vedono i figli demotivati, a volte spenti. La positività non deve abbandonarci mai e, soprattutto, la speranza che è diventata, ormai, essenziale per poter andare avanti. Tutto questo finirà prima o poi e sarà soltanto un brutto ricordo testimoniato dalle foto con le mascherine che ci scattiamo quasi per volere esorcizzare la pandemia. Anna Consales









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