TEATRO KOPO’ PRESENTA: GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA

Groppi-di-amore-_-Locandina-1.jpg

Groppi d’amore nella scuraglia

Il Teatro Kopó presenta, in prima assoluta a Brindisi, Groppi d’amore nella scuraglia, per la regia di Tiziano Scarpa, con Silvio Barbiero, una produzione di Carichi Sospesi, in scena sabato 7 dicembre alle 21, domenica 8 alle ore 18.

Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l’immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. Silvio Barbiero interpreta tutti i personaggi dell’opera: attore e narratore, maschera e menestrello,  ricordando così i cantastorie che, nel Medioevo, sapevano ammaliare il pubblico con la loro arte fabulatoria. Attore dal molteplice ingegno, vediamo Barbiero – Scatorchio muoversi sul palco in qualità di narratore, mimo, clown e poeta. Non mancano inoltre situazioni paradossali tali da divertire il pubblico. La sua performance travolge e coinvolge, al punto che il regista ha detto di lui: “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo. Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio.” Ancora Scarpa lancia una provocazione che è anche un invito a godere di questa pièce straordinaria, quando afferma “Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce.” La poesia di Groppi d’amore nella scuraglia, che ha entusiasmato il pubblico e la critica, si sostanzia  di una lingua originale, una combinazione di significanti la cui radice affonda nei dialetti del nostro Sud, immergendo gli spettatori in una realtà riconoscibile eppure senza tempo. Gli elementi di contenuto dell’opera sono essi stessi universali come l’amore, la povertà, l’isolamento, il timore e lo slancio. Un po’ come accade nella Commedia dell’Arte, il pubblico incontra una serie di maschere riconoscibili, poiché possiedono una valenza per così dire collettiva. Pochi elementi in scena per rappresentare una storia ricca di elementi narrativi che non manca mai di sorprendere per l’originalità delle soluzioni messe in atto. Lo spettatore si trova così immerso in un mondo composto da suoni antichi ma pur sempre riconoscibili, da immagini, musiche che richiamano un mondo naif tracciato con pennellate severe e marcate.









Top