Come consigliere comunale ritengo doveroso intervenire sulla vicenda della Fondazione “Casa di riposo Maria Rosaria Giannelli”, una storia che non riguarda solo una struttura per anziani mai entrata in funzione, ma soprattutto un patrimonio enorme di beni mobili e immobili che doveva rappresentare una ricchezza collettiva per la città di Brindisi e che, nel tempo, si è dissolto in una nebbia fitta di silenzi e ambiguità.
Il punto centrale di questa vicenda non è soltanto ciò che non è stato realizzato, ma ciò che è stato disperso. Terreni, immobili, proprietà di grande valore economico, frutto della generosa volontà di Serafino Giannelli, che dovevano garantire servizi assistenziali e benefici sociali duraturi, oggi risultano in larga parte scomparsi dal perimetro pubblico o comunque sottratti a una chiara e trasparente rendicontazione.
Da almeno vent’anni, questa situazione appare coperta da una gestione opaca, priva di bilanci, priva di documenti facilmente reperibili e priva di una ricostruzione chiara della governance e delle scelte compiute. È legittimo, quindi, porsi una domanda fondamentale: che fine hanno fatto tutti i beni della Fondazione Giannelli? Quali sono ancora nella disponibilità dell’ente e quali, invece, sono stati alienati?
Ma soprattutto: chi ne è oggi in possesso?
E, anche nei casi in cui vi siano stati acquisti formalmente legittimi, è doveroso chiedersi se tali operazioni siano avvenute a valori realmente equi e proporzionati al valore effettivo degli immobili e dei terreni, o se invece il patrimonio sia stato progressivamente svenduto, impoverendo un bene che apparteneva moralmente all’intera comunità.
La curiosità – che è in realtà una precisa esigenza di trasparenza pubblica – riguarda anche un altro aspetto cruciale: tra gli attuali proprietari di questi beni figurano, o hanno figurato, soggetti che hanno ricoperto o ricoprono cariche politico-amministrative? Se sì, in quale fase, con quali atti e a quali condizioni economiche?
Sono domande legittime, che non possono più restare senza risposta. Per questo ritengo indispensabile andare fino in fondo, attraverso una puntuale ricostruzione dell’elenco completo di ogni singolo bene donato da Serafino Giannelli, della sua storia, delle eventuali alienazioni e dei soggetti coinvolti.
In questo percorso, confermo il mio massimo supporto al lavoro del commissario Maurizio Pesari, affinché venga fatta piena luce sull’intero patrimonio della Fondazione e affinché la cittadinanza sia finalmente messa a conoscenza di come una ricchezza così rilevante sia stata gestita – o mal gestita – nel corso degli anni.
Solo dopo aver chiarito la sorte del patrimonio si potrà anche comprendere perché la struttura per anziani sia rimasta un simbolo incompiuto. Senza verità sui beni, non può esserci futuro per la Fondazione.
Restituire trasparenza a questa vicenda significa rispettare la volontà di Serafino Giannelli e restituire dignità a Brindisi. Senza sconti e senza zone d’ombra.
Roberto Quarta
Consigliere comunale