Liste d’attesa, Amati: “Ottima iniziativa di Decaro e pieno sostegno. L’attesa si combatte bruciando barbe e parrucche. Quanto costò in passato dire le stesse cose”

Comunicato stampa del consigliere regionale Fabiano Amati.

“Non ho ancora letto il provvedimento del presidente Decaro per ridurre le liste d’attesa in sanità, ma dai titoli mi pare che vada a toccare i punti più scoperti e senza girarci attorno, perché solo con la lampada della verità si riesce a bruciare barbe e parrucche, come ho avuto modo di sperimentare, in termini di costi politici, con una vecchia proposta di legge bocciata e che, con parole diverse, diceva le stesse cose. Pieno sostegno, dunque, ad Antonio Decaro, nel percorso difficile e pieno d’insidie, resistenze e ostacoli che ha deciso giustamente d’intraprendere, mettendosi dalla parte dei malati in attesa e della loro speranza di salute,

Prestazioni a pagamento. Questo argomento è uno dei punti focali del problema. La legge statale e il contratto dei medici affermano che i tempi d’attesa tra attività istituzionale e attività a pagamento devono essere allineati, a parità – ovviamente – di ore lavorate, personale impiegato e numero di prestazioni richieste. E, nel rispetto di questi criteri, moltissime unità operative non risultano allineate, da sempre, nei tempi d’attesa.
Il punto è che, in caso di disallineamento, non c’è sanzione. In Emilia-Romagna adottarono anni fa, con un certo successo, la sanzione della sospensione dell’attività a pagamento se i tempi d’attesa non fossero stati allineati. La mia vecchia proposta di legge, quella purtroppo bocciata nella scorsa legislatura con voto bipartisan, lo prevedeva. Non so che tipo di sanzioni abbia intenzione di scegliere Decaro; in ogni caso è certamente necessario che vi siano sanzioni, quali che siano, poiché non esiste nessuna disposizione che può dirsi pienamente effettiva se non si è in grado di capire cosa succede in caso di mancato rispetto.
Ma come si fa a capire se i tempi d’attesa sono disallineati o meno? Basta chiederlo a InnovaPuglia e all’ottimo Andrea Iacobbe, che da anni – meritoriamente – si occupa di questo argomento, sfornando tabelle aggiornatissime sugli incredibili disallineamenti, che potrebbero essere già in questo momento fonte di sanzioni in tempo reale.
Se si chiede, infatti, alle ASL notizie sull’argomento delle prestazioni a pagamento, ci si ritroverà sempre all’interno di un labirinto: notizie scarne sui disallineamenti per carente o assente monitoraggio; autorizzazioni arbitrarie per ALPI allargata; extramoenia concessa ai direttori delle unità operative nonostante i divieti della normativa regionale (art. 10 del regolamento regionale n. 24 del 2013, pienamente vigente anche al cospetto dei principi fissati dalla Corte costituzionale con sentenza n. 181 del 2006); ore di specialistica ambulatoriale concesse in eccesso per specialità con minore richiesta di prestazioni; specialisti ambulatoriali che, nonostante i divieti del contratto collettivo, operano imperturbabili nei centri diagnostici accreditati e convenzionati, utilizzando gli incarichi delle ASL solo per allargare la reputazione.

Agende dedicate. Questo strumento dovrebbe essere assicurato ai malati oncologici, rari o cronici, ossia ai più esposti ai rischi da lunga attesa. Per cui le visite e le prestazioni di controllo, quelle da eseguirsi in tempi prefissati, non si dovrebbero prenotare al CUP ma attraverso lo stesso specialista all’atto del congedo per l’ultimo follow-up, anche utilizzando il CUP unico regionale e non solo le unità operative di diagnostica dello stesso presidio o della stessa azienda sanitaria. In questi anni le ASL non hanno mai attivato le agende dedicate con le caratteristiche più appropriate, limitandosi a episodici tentativi a valenza di presidio.

CUP unico regionale. Il sistema tecnologico attuale sarebbe già in grado di assicurare questa possibilità, attraverso il cosiddetto “orchestratore”: il problema è che, se all’orchestra non si fornisce lo spartito, non c’è speranza che suoni. E in questi anni le ASL non hanno mai fornito le agende con congrua estensione – come accertato più volte dalla I Commissione consiliare – per cui il CUP unico non ha mai assicurato la piena funzionalità”.

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