Quanto accaduto a Brindisi negli ultimi giorni ha davvero dell’incredibile e ci induce a fare, per onestà intellettuale, delle considerazioni sul futuro di Brindisi e del suo aeroporto. La linea editoriale di Brindisitime non è mai stata morbida nei confronti di Aeroporti di Puglia a cui addebitiamo scelte che favoriscono Bari rispetto allo scalo del Salento. Ma la vicenda-parcheggi segna un punto in favore del Presidente Vasile. Aeroporti di Puglia, infatti, ha presentato un progetto, con le procedure semplificate previste nell’ambito della Zona Economica speciale unica, per realizzare 609 posti-auto in un’area vicina allo scalo aeroportuale. L’obiettivo era di liberare gli attuali parcheggi dalla presenza di auto di dipendenti della struttura ed anche di auto destinate al noleggio. E’ ben noto a tutti, infatti, che c’è il rischio concreto di recarsi in aeroporto per partire e di dover rinunciare al proprio viaggio in quanto non si sa dove lasciare in sosta la propria auto. E chi si è azzardato a lasciarla in aperta campagna non l’ha più ritrovata. Ebbene, dal settore pianificazione e gestione del territorio del Comune di Brindisi è giunto un parere negativo in quanto il progetto non sarebbe compatibile con gli strumenti urbanistici in vigore. Occorre, insomma, una variante al PRG che richiederà (pur in presenza di una condivisione da parte dell’intero consiglio comunale) tempi lunghi e non compatibili con le esigenze del territorio in tema di potenziamento del trasporto aereo.
Proprio sulla base di quanto accaduto in questa occasione, non si può non sottolineare come gli appelli lanciati in più occasioni dal presidente dell’Ance di Brindisi Contessa fossero opportuni in quanto senza strumenti urbanistici questo territorio non potrà crescere. Ed il discorso vale anche per gran parte dei progetti presentati nell’ambito della manifestazione di interesse lanciata dal Ministero del Made in Italy (propedeutica alla sottoscrizione di un accordo di programma per Brindisi).
Brindisi, insomma, dovrà rinunciare ad andare in giro – tra Regione e Governo nazionale – a chiedere, con il cappello in mano, finanziamenti se prima non avrà le carte in regola per farlo. E tutto questo chiama in causa anche le precedenti amministrazioni comunali che gli strumenti urbanistici li hanno lasciati ad ammuffire in un angolo o che, al massimo, hanno consentito a “chi rema contro” di trasformarli in terreno di scontro, con il chiaro intento di far rimanere questa città al palo.