Il coordinamento cittadino di FDI per il SI al referendum sulla Giustizia

PERCHE’ VOTARE SI AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

l referendum sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi decenni nel dibattito sulla giustizia italiana. Votare Sì significa sostenere una riforma strutturale volta a rafforzare l’imparzialità del giudice, l’equilibrio tra accusa e difesa e la credibilità dell’ordinamento giudiziario nel suo complesso.

Questa riforma non riguarda soltanto la separazione delle carriere, ma incide profondamente anche sull’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e sul sistema di elezione dei suoi componenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il correntismo e garantire maggiore trasparenza e meritocrazia.

Attualmente, in Italia, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono il medesimo percorso di carriera, potendo passare – seppur con limiti – dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa.

La riforma propone una separazione netta delle carriere, prevedendo due distinti percorsi professionali, due distinti Consigli Superiori (o sezioni autonome) e l’impossibilità di passaggio da una funzione all’altra.

Perché la separazione rafforza l’imparzialità del giudice?

Il principio del giusto processo, sancito dall’art. 111 della Costituzione, impone che il giudice sia terzo e imparziale rispetto alle parti. In un sistema accusatorio, come quello formalmente adottato dal codice di procedura penale, accusa e difesa devono essere poste su un piano di parità davanti a un giudice equidistante. La separazione delle carriere elimina ogni possibile contiguità culturale e professionale tra giudice e pubblico ministero,

rafforza la percezione di neutralità del giudicante e rende il processo più coerente con i modelli delle principali democrazie occidentali.

Votare Sì significa quindi rendere effettivo – e non solo teorico – il modello accusatorio.

La separazione delle carriere non indebolisce l’indipendenza del pubblico ministero. Al contrario, chiarisce il suo ruolo di parte processuale, titolare dell’azione penale, distinta e separata dal giudice.

Nonostante i sostenitori del NO continuino a dire il contrario con dolose falsità, il PM continuerà a essere autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato, ma opererà all’interno di un percorso ordinamentale coerente con la sua funzione, senza ambiguità di ruolo. Questo assetto rafforza la dialettica processuale, garantisce maggiore equilibrio tra accusa e difesa ed aumenta la fiducia dei cittadini nella giustizia penale.

Bisogna inoltre superare il correntismo!

Uno degli obiettivi centrali del referendum è la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, più volte travolto negli ultimi anni da scandali legati al correntismo e alle logiche di appartenenza. La riforma interviene su composizione del CSM, modalità di elezione dei suoi membri e separazione delle rappresentanze tra giudici e PM. Due CSM o due sezioni autonome!

Con la separazione delle carriere, anche l’organo di autogoverno viene ripensato. Giudici e pubblici ministeri avranno organismi distinti (o sezioni nettamente separate), evitando interferenze e commistioni nelle decisioni su nomine, trasferimenti, progressioni di carriera e procedimenti disciplinari. Questo assetto garantisce decisioni più coerenti con le rispettive funzioni e riduce il peso delle alleanze trasversali.

Il nuovo sistema di voto prevede più merito e meno appartenenze.

Il referendum incide anche sul sistema elettorale del CSM, introducendo meccanismi volti  limitare il potere delle correnti, valorizzare il merito e la professionalità e garantire una rappresentanza più autentica della magistratura.

Tra gli obiettivi principali quindi una riduzione delle candidature organizzate su base correntizia, maggiore centralità delle competenze e dell’esperienza e trasparenza nei criteri di selezione.

Votare Sì significa quindi sostenere un modello di autogoverno più credibile e meno politicizzato.

Quindi  votare Sì rappresenta un indubbio  vantaggio per i cittadini! La riforma non è una battaglia ideologica né una riforma “contro” la magistratura. È una riforma per i cittadini, perché rafforza il diritto a un giudice realmente imparziale, migliora la qualità delle decisioni giudiziarie, aumenta la fiducia nella giustizia e rende il processo più equo ed equilibrato. Un sistema giudiziario più chiaro nei ruoli e più trasparente nelle regole è un presidio essenziale dello Stato di diritto.

Coordinamento cittadino Fratelli d’Italia Brindisi

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