Legambiente, 50 anni di “zone umide” in Italia

Il 2 febbraio è la Giornata mondiale delle zone umide. Anche la Puglia si unisce alle iniziative nazionali di Legambiente in un anno speciale: ricorrono infatti i 50 anni dalla ratifica italiana della Convenzione internazionale di Ramsar (aprile 1976), il principale accordo globale per la tutela delle zone umide, ambienti essenziali per la biodiversità e per la lotta alla crisi climatica.

Le zone umide – laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini e specchi d’acqua naturali o artificiali – sono scrigni di vita, fondamentali per il ciclo dell’acqua e capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, ma la loro funzione oggi è sempre più messa a rischio da urbanizzazione e cementificazione, agricoltura intensiva, inquinamento e dagli effetti dei cambiamenti climatici.

Gli ecosistemi pugliesi hanno un evidente valore strategico sia per l’immagazzinamento dell’acqua, funzione fondamentale per una regione che ha sete, e sia perché sono oasi importanti per le rotte degli uccelli migratori, che dall’Europa giungono in Africa, per poi tornare indietro in base alla stagione. La regione conta tre zone umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar: Le Cesine (1977), le Saline di Margherita di Savoia (1979) e Torre Guaceto (1981).

Proprio per far conoscere ai cittadini questo patrimonio naturale e aumentare il livello di tutela e gestione sostenibile, numerosi circoli pugliesi di Legambiente hanno aderito al grande weekend di mobilitazione promosso dall’associazione, collegato alla presentazione del X report “Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide”. In tutta Italia sono previsti circa 60 eventi in 16 regioni, distribuiti in due fine settimana (30-31 gennaio e 1° febbraio; 6-7-8 febbraio), con il coinvolgimento di oltre 40 realtà tra associazioni e amministrazioni locali. In Puglia partecipano i circoli di Leverano, Terra d’Arneo, Neretum, Giglio delle dune, Cederna, Gallipoli, Porto Cesareo, Manduria e Trani, con iniziative dedicate a scoperta, educazione ambientale e valorizzazione della flora e della fauna delle zone umide.

“È significativo tenere sempre alta l’attenzione sulle zone umide – dichiara Nanni Palmisano, direttore di Legambiente Puglia – sono aree molto delicate, che accolgono una ricchissima diversità biologica, garantiscono risorse di acqua e cibo e svolgono una funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici. Vanno, per cui, valorizzate, tutelate e raccontate, perché sono ecosistemi necessari per l’uomo. Per questo motivo Legambiente ha organizzato una serie di iniziative e attività”.

Accanto alla mobilitazione sul territorio, Legambiente rilancia le proprie richieste di intervento: serve aumentare la protezione delle zone umide e rafforzare strumenti e risorse per contrastare inquinamento, specie aliene e reati ambientali, prevedendo piani di mitigazione e adattamento e una gestione più unitaria del capitale naturale. È urgente anche snellire la burocrazia, perché tra designazione e riconoscimento Ramsar possono passare fino a 14 anni. In Puglia, l’associazione chiede alla giunta Decaro di potenziare le aree naturali e costruire un indotto “naturale” capace di generare un’economia green e sostenibile, legata alla tutela, alla fruizione responsabile e a un turismo compatibile con gli ecosistemi. La posta in gioco è alta: secondo il Global Wetland Outlook 2025, nel mondo è andato perso circa il 22% dell’estensione complessiva delle zone umide, pari a oltre 400 milioni di ettari, ovvero 13 volte l’Italia oppure quasi la metà della Stati Uniti d’America. Un dato che impone di fare fronte comune per salvare biodiversità, territorio e comunità.

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