Turismo extralberghiero e città vuote: Brindisi davanti a una scelta politica

Turismo extralberghiero e città vuote: Brindisi davanti a una scelta politica

La partecipazione del Comune di Brindisi alla BIT di Milano e la presentazione della prima edizione della Borsa del Turismo Extralberghiero di Puglia aprono un dibattito che va ben oltre la promozione turistica. Non si tratta solo di eventi o vetrine, ma di una scelta che riguarda il modello di città che si intende costruire.

L’extralberghiero è oggi uno dei segmenti più dinamici del turismo pugliese. Ha prodotto reddito, attrattività, visibilità. Ma ha anche inciso in modo profondo sull’assetto urbano, sul mercato immobiliare e sulla vita dei centri storici. Ed è proprio da qui che occorre partire.

Negli ultimi anni i centri storici pugliesi sono stati raccontati come un successo: case ristrutturate, vicoli ripuliti, presenze in crescita. Eppure, camminando tra queste strade, la sensazione dominante non è quella di vitalità, ma di assenza. I centri storici non sono affollati: sono vuoti. Vuoti di residenti, di relazioni, di vita quotidiana.

Al loro posto si è affermato un modello preciso e riconoscibile: alloggi turistici diffusi, ingressi anonimi, self check-in, cassette per le chiavi, QR code, telecamere. Un’ospitalità efficiente, standardizzata, replicabile. Una città che funziona senza cittadini.

Questo processo non è spontaneo né inevitabile. È il risultato di scelte politiche — o di mancate scelte. 

Anni di deregulation sugli affitti brevi, assenza di politiche per la residenza, incentivi concentrati sulla rendita e non sull’abitare. Il turismo, da opportunità, si è trasformato in uno strumento di espulsione sociale.

Le case non servono più per vivere, ma per rendere.

Le botteghe artigiane chiudono perché non hanno più clienti quotidiani.

I servizi di prossimità scompaiono perché non convengono.

I residenti se ne vanno perché restare diventa economicamente e socialmente impossibile.

Questo fenomeno ha un nome: gentrificazione. Ma nei nostri centri storici assume una forma ancora più radicale: la trasformazione dei quartieri in spazi temporanei, abitati per pochi giorni alla volta. Luoghi che producono transazioni, non comunità.

In questo quadro, la Borsa del Turismo Extralberghiero può rappresentare un’opportunità reale solo se viene intesa come strumento di governance e non come semplice evento. Standard qualitativi, formazione degli operatori, trasparenza, legalità, integrazione con il tessuto urbano: senza una cornice politica chiara, il rischio è che resti un appuntamento utile agli addetti ai lavori ma irrilevante per la città.

Lo stesso vale per la partecipazione alla BIT di Milano. “Esserci” non basta. Serve un posizionamento riconoscibile, una visione esplicita su cosa Brindisi vuole essere nel panorama turistico regionale e nazionale. Promuovere senza governare equivale a lasciare che sia il mercato a decidere.

La vera questione, dunque, non è se il turismo sia buono o cattivo. La questione è chi governa questo processo, chi lo regola, chi tutela il diritto ad abitare. Perché senza limiti agli affitti brevi, senza incentivi alla residenza stabile, senza politiche urbanistiche e fiscali che rimettano al centro le persone, i centri storici non avranno un futuro. Avranno solo un mercato.

Un centro storico senza abitanti non è un centro rigenerato.

È un quartiere svuotato, reso decorativo, fragile. Bello da fotografare, inutile da vivere.

La politica locale è davanti a una scelta chiara: governare il turismo o subirlo. Difendere l’abitare o lasciarlo espellere. Considerare i centri storici beni comuni o semplici asset immobiliari.

L’assenza di una visione non è neutralità.

È una scelta.

Angelo Stanisci

consulente marketing

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