Rifondazione Comunista – Dormitorio e dignità

La vicenda dei lavoratori stranieri che occupavano l’ex dormitorio di via Provinciale San Vito ha assunto forme di razzismo istituzionale molto profonde. Attualmente, in data 12 febbraio 2026, la Giunta comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Marchionna, ha disposto il trasferimento delle persone in un immobile nella zona industriale, già sede dell’ex impianto CDR, in attesa del ripristino dell’immobile di via Provinciale San Vito e dopo l’incendio doloso che ha colpito la struttura in fase di ristrutturazione di contrada Restinco. Nessuna di queste strutture può essere considerata idonea all’accoglienza delle persone, soprattutto perché ognuna di esse, in modi differenti, costituisce una forma di confinamento. Dopo tanti anni di presenza di lavoratori stranieri in città, non si è mai voluto affrontare il tema in modo organico, senza l’utilizzo di una retorica paternalistica, in opposizione a vere e proprie forme di razzismo che questa città ha prodotto. Ricordiamo, infatti, gli episodi di violenza nei confronti dei lavoratori stranieri avvenuti nei mesi scorsi.

In larga misura, le persone oggetto di questi interventi sono lavoratori poveri (working poor), sottoposti a pesanti forme di sfruttamento e costretti a cicli lavorativi molto precari. Gran parte della nostra economia agricola, e non solo, si regge sul lavoro di queste persone. La risposta che questo territorio ha sempre dato è stata quella di confinarli in luoghi indecorosi e insalubri, lontani dal rapporto con la comunità brindisina. Non c’è mai stata una discussione pubblica sulle responsabilità del loro sfruttamento, né un ragionamento meno retorico sulle condizioni di vita, sul salario e sull’agibilità di queste persone nella nostra città. Pensiamo sia giunto il momento di rimuovere l’ipocrisia e promuovere scelte politiche che riconoscano il ruolo fondamentale di questi lavoratori. Fra le forme di sfruttamento vi sono anche quelle riconducibili direttamente al sistema d’impresa e alla debolezza politica e sociale dei lavoratori stranieri. Per questa ragione, riteniamo sia necessario aprire un tavolo pubblico che non riguardi solo il fenomeno del caporalato, ma che si ponga il problema di come la città di Brindisi possa restituire dignità, e non carità pelosa, a chi lavora duramente sul suo territorio in cambio di quasi nulla.

Per il Partito della rifondazione Comunista di Brindisi

Nicola Cesaria

Angelo Leo

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