Bilancio di previsione 2026 – Albano: Al Comune fanno tutto da soli. I cittadini non servono

Mentre a palazzo di città si litiga  con grande fervore sul bilancio di previsione relativo all’anno  2026, sui rilievi, sulle raccomandazioni, sulle promesse contenute nei programmi elettorali,  in città prevale il silenzio, l’indifferenza di gran  parte dei cittadini .

Eppure si tratta di uno fra i documenti più importanti della città, perché  racconta  l’attività amministrativa che si è programmata per l’anno in corso, quanto si pensa di  realizzare,  la capacità del Sindaco e della sua Amministrazione di affrontare  e risolvere i problemi e le emergenze della città, di creare le occasioni di sviluppo per il  territorio.

In sintesi, la capacità dell’ Amministrazione di essere all’altezza del compito, che quella risicata parte dei cittadini gli ha affidato nelle elezioni comunali.

Anche la stampa e le televisioni locali si sono limitate a darne una parziale  informazione, senza entrare nel merito della complessità di un documento, di cui moltissimi non riescono a penetrarne  l’articolazione, proprio  perché  la sua lettura risulta faticosa,  ostica e, comunque, di difficile comprensione.

Sembra essere stato pensato, cosi come accade per moltissimi  documenti finanziari,  per impedire alla gente normale di capire, di poterci mettere il naso, di poter controllare. Quasi fosse riservato a pochi addetti ai lavori,  cheevidentemente  non vogliono essere disturbati.

Niente è concretamente cambiato in questi ultimi anni,  nonostante non ci sia stato politico locale,  che non abbia assunto la trasparenza, il coinvolgimento dei cittadini, il recupero della comunità smarrita, come impegno ed obiettivo programmatico dell’azione amministrativa.

Una dichiarazione di principio, una promessa,  che è rimasta sempre sulla carta, priva di ogni effetto pratico, considerata la mancata realizzazione di strumenti adeguati a dare una risposta concreta a questa esigenza.

Molti comuni stanno già da tempo sperimentando un nuovo terreno di confronto e di coinvolgimento dei cittadini in occasione dei bilanci, adottando un  linguaggio semplice, comprensibile, per dare  evidenza concreta delle azioni che si vogliono mettere in campo, come vanno spesi e perchè i soldi dei cittadini, riportando accanto alle cifre di bilancio la descrizione del senso sociale dell’impegno dell’amministrazione.

Altri sono andati anche oltre,  pianificando  la partecipazione attiva dei  cittadini e degli attori economici e sociali,   nella fase della elaborazione dei bilanci e  dei progetti, che è servita a ricomporre il rapporto di fiducia con le  istituzioni e la rappresentanza politica, revocati in dubbio  da tantissimi  casi di inefficienza, di  sprechi, di privilegi e di abusi, di questi ultimi anni, ma anche dalla mancanza di  di un effettivo controllo degli elettori sugli eletti.

Una ricerca nuova, risultata altrove vincente, perché  si vanno ad esplorare  i bisogni dall’interno del tessuto urbano, alla ricerca dei saperi, delle  idee, delle  speranze dei cittadini, che vivono  da vicino i problemi e  che finalmente possono non solo raccontarsi, ma proporsi anche  nella fase di elaborazione dei progetti, individuando le priorità e gli  obiettivi da incardinare nei bilanci della  comunità.

Una nuova cultura dell’amministrare ancora estranea alla nostra amministrazione, che ripete negli atti il rituale di sempre,  in cui non sembra  aver trovato ancora effettiva cittadinanza il  concetto di “Trasparenza Totale” e “di Partecipazione”  al fine di assicurare il coinvolgimento, la piena accessibilità e comprensibilità, per consentire ai cittadini di potere  misurare in  termini di servizi dove si vuole andare, gli  interventi che si vogliono realizzare.

Credo che gli ultimi avvenimenti, anche elettorali,  abbiano dimostrato che i  brindisini, stanchi delle tante promesse non mantenute, delle tante inefficienze e assenze, hanno finito per  smarrire  il senso e la funzione di molta parte della politica, dalla quale  a grandissima maggioranza hanno voluto rimarcare la distanza attraverso il massiccio ricorso all’astensione dal voto . Hanno voluto dire a chiare lettere che non accettano più di subire  passivamente le inadeguatezze e le tante  dimenticanze.

Proprio per questo, non credo che  ci sia più molto  tempo a disposizione per intervenire, né alibi sui quali aggrapparsi. Bisogna attrezzarsi diversamente per dare senso e spessore alla delega dei cittadini, cogliere e non sprecare la richiesta di cambiamento che viene dalla città,  lavorando insieme con un  programma concreto di interventi, che definisca le priorità e tempi ,  come vanno spesi i soldi e perchè, per riportare tra la gente il vero senso e l’ indispensabilità  della politica. 

Non potete continuare a condannare i cittadini, e i tanti giovani costretti a lasciare la città nella speranza di trovare altrove un futuro, che qui gli viene negato.

L’impegno di una sana Amministrazione  non può rimanere  circoscritto alla  alla spartizione delle poltrone e alla loro corposa  indennità di funzione , come si fa in questa città.

            Ascoltare  i  cittadini  coinvolgerli, farli partecipare,   non costituisce certamente  un fastidio,  un intralcio alla democrazia,  anzi ne sono  il motore, la ragione.

Vincenzo  Albano

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