C’è qualcosa che non quadra nell’accorato appello alla dignità lanciato ieri contro il Direttore Generale della Asl di Brindisi da una Organizzazione sindacale brindisina. Un testo che trabocca nobiltà d’animo, se non fosse che la memoria, a differenza della convenienza, ha il brutto vizio di non andare in prescrizione.
Succede infatti che l’indignazione divampi con precisione chirurgica proprio quando si chiude la porta della contrattazione all’Organizzazione che oggi si sbraccia. Non per un capriccio dei vertici, ma per la gelida applicazione dei codici: chi non firma il contratto nazionale, al tavolo non siede. È la legge, la legge bellezza, quella che non ha cuore, ma ha il pregio della chiarezza.
È la favola di Esopo aggiornata al sindacalese: l’uva della trattativa è diventata improvvisamente acerba solo perché la sedia per arrivarci è stata tolta di mezzo.
Colpisce quindi che l’epifania del “disastro” si palesi solo ora, alle soglie della scadenza del mandato del management. Attaccarli oggi somiglia meno a una critica di merito e molto più a un regolamento di conti fuori tempo massimo.
La nostra solidarietà non va ai professionisti del megafono, ma a chi la ASL la tiene in piedi ogni giorno: sia il personale dirigente che quello del Comparto, che lavorano e chiedono risposte, ai cittadini che aspettano cure, non comunicati stampa e al Direttore Generale, che questa volta è colpevole solo di aver applicato le regole della democrazia sindacale.
Giuseppe Carbone – segretario generale FIALS Brindisi
Carmelo Villani – Segreteria territoriale Nursind Brindisi
Giuseppe Lacorte – Segretario generale CISL FP Brindisi