Difendiamo la scuola dalle radici per salvare la bellezza di pensare dal dominio della tecnica

DIFENDIAMO LA SCUOLA DELLE RADICI Per salvare la bellezza di pensare dal
dominio della tecnica – Riflessione sul Dantedì
Da anni si sente ripetere che il Liceo classico è la scuola dell’inutile: un relitto polveroso
affondato assieme al passato che pretende di rievocare. Cinquant’anni di ideologia della
tecnica e dell’utile hanno annientato la predisposizione alla bellezza che per millenni ha
accompagnato la Civiltà Europea: conta solo ciò che serve, non ciò che vale.
Si dice che il Liceo classico insegna un mondo che non c’è più e trascura invece il mondo in
cui vivi e vivrai, condannando a diventare un disoccupato senza speranza.
Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Nonostante ciò che si racconta, la realtà è un’altra: la “scuola dell’astratto”, infatti, riesce a
far conseguire risultati estremamente concreti.
Lo studio delle lingue classiche e della filosofia non è mero esercizio mnemonico: educa al
difficile, insegnando a chi vi si cimenta il valore del pensiero critico, la capacità di risoluzione
dei problemi, l’attitudine a pensare ed esprimersi meglio di chiunque altro. Non solo: l’elevato
carico di studio prepara alle sfide dell’università con una efficacia altrimenti non
raggiungibile.
Eppure, non è su un mero piano materialista che si misura la centralità formativa della
cultura umanistica: quale che sia il percorso di studi, il suo apprendimento consente, infatti,
di recuperare intatto l’intero patrimonio della Civiltà Europea, e di tramandare quanto fatto,
detto e pensato dai nostri antenati. In un paese come l’ltalia, erede più di ogni altro di quella
tradizione, questo deve significare non soltanto trasmettere passivamente un agglomerato di
nozioni, ma anche e soprattutto lanciare il monito di saper essere all’altezza della
straordinaria eredità che grava sulle nostre spalle, con la necessità di mantenerla in vita.
Studiare la storia, l’arte, il pensiero e le gesta degli eroi di questa Nazione consente infatti di
individuare il filo conduttore che accumuna tra loro tutte le generazioni d’Italia: la capacità di
creare, di scoprire e soprattutto di osare. Dal coraggio di sfidare l’ignoto di Cristoforo
Colombo al sublime racconto del divino di Dante, dalla creatività geniale di Leonardo al
sacrificio eroico dei ragazzi della Grande Guerra, la storia d’Italia restituisce un’immagine
molto diversa dal ritratto caricaturale “spaghetti-mafia-mandolino” che alcuni cercano di
affibbiare al nostro Paese.
Tutto ciò non può finire disperso: occorre in tal senso riformare lo studio dell’ Educazione
civica, traformandola nel momento in cui gli studenti comprendano a pieno il significato di
essere eredi di quel lascito morale e dell’esigenza di declinarlo nella loro vita, tutti i giorni.
Oggi più che mai, occorre affrontare la sfida della modernità, essendo capaci di coniugare
tradizione e rinnovamento, identità e apertura al presente. È doveroso adattare un modello di
didattica che per tanti decenni si è rivelato vincente – quello che mette al centro la cultura
umanistica – al tempo, ai problemi e alle prospettive della Generazione che lo vive.
Interdisciplinarietà, promozione di laboratori, potenziamento dei collegamenti con
l’università sono solo alcuni spunti. Ma non basta: bisogna promuovere gli scambi culturali
con tutto il Mediterraneo, culla di quella Civiltà cantata, rappresentata e scolpita nelle opere
che si studiano tra i banchi di scuola. A tal fine, è necessario implementare i viaggi di
istruzione nei luoghi simbolo di questo continente, per coniugare conoscenza teorica e
esperienza pratica, pensiero e Azione.

Azione Studentesca

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