La Fp Cgil denuncia una sanità che crolla. Fials, Cisl e Nursind dicono che va tutto bene…

LA FP CGIL DENUNCIA UNA SANITÀ CHE CROLLA, FIALS CISL E NURSIND DICONO CHE VA TUTTO BENE…

SUCCEDE A BRINDISI

Quando in una città i malati sono costretti ad andarsene per curarsi altrove, quando i medici scelgono di non restare, quando gli ospedali non hanno i posti letto che una comunità civile merita, il problema non è chi lo dice. Il problema è che accade. E accade da troppo tempo, in questa provincia, nel silenzio di chi avrebbe potuto e dovuto parlare prima.

Noi lo abbiamo detto. Altri hanno risposto parlando di noi.

Prendiamo atto di questa scelta con la serenità di chi sa di avere i fatti dalla propria parte. Ma c’è qualcosa che non possiamo tacere, e che riguarda la credibilità di chi oggi si presenta come difensore della dignità dei lavoratori della sanità brindisina.

Chi ha firmato un contratto nazionale che vale, nella realtà quotidiana di una busta paga, circa quaranta euro netti al mese in più per un infermiere — dopo tre anni di attesa, con i prezzi aumentati del diciassette per cento, con famiglie che ogni mese arrivano a fine mese con meno di quanto avevano prima — porta su di sé una responsabilità precisa verso quei lavoratori. Una responsabilità che non si cancella con l’ironia, non si dissolve con le metafore, non si supera attribuendo agli altri moventi psicologici che appartengono invece alla propria coscienza.

La questione morale, nel sindacato come nella politica, non è uno slogan. È la misura della distanza tra quello che si dice e quello che si fa. Noi quella distanza l’abbiamo misurata, e l’abbiamo chiamata con il suo nome.

I colleghi ci chiedono da che pulpito parliamo. È una domanda legittima, alla quale rispondiamo volentieri: parliamo dal pulpito di chi non ha firmato un contratto che impoverisce i lavoratori, di chi ha portato nei tribunali del lavoro le violazioni dei diritti contrattuali e le ha vinte, di chi non ha mai confuso la tutela delle relazioni istituzionali con la tutela dei lavoratori. Non è un merito straordinario — è il minimo che un sindacato dovrebbe garantire a chi rappresenta. Ma in questo contesto, evidentemente, è già una distinzione che vale la pena rendere pubblica.

Quanto ai fatti contenuti nella nostra nota — le liste d’attesa che negano nella pratica il diritto costituzionale alla cura, il Piano di Riordino Ospedaliero che non trova attuazione nelle corsie, il rapporto posti letto per abitante più basso dell’intera Puglia, le sentenze pagate con denaro pubblico per diritti negati ai lavoratori — non abbiamo trovato, nelle quattrocento parole della risposta, una sola cifra, una sola data, un solo argomento che li metta in discussione.

Il silenzio sui fatti è esso stesso un fatto. E lo lasciamo, senza aggiungere altro, al giudizio dei cittadini e della stampa.

Perché è a loro che ci rivolgiamo. Non alle organizzazioni che hanno preferito difendere chi gestisce questa sanità invece di chiedere conto dei risultati. Ai lavoratori che ogni giorno tengono in piedi gli ospedali di questa provincia con una dedizione che merita risposte serie. Ai pazienti che aspettano, che si spostano, che rinunciano. Alla comunità brindisina intera, che ha il diritto di sapere, di giudicare e di pretendere di meglio.

La storia, in queste vicende, dà sempre il suo giudizio. Noi siamo disposti ad aspettarlo.

Il Segretario Generale FP CGIL Brindisi
Luciano Quarta

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