Roppo (Fdi): I brindisini avevano votato una coalizione, non un rebus

C’è un limite oltre il quale la politica smette di essere “arte del possibile” e diventa “gioco delle tre carte”. E quel limite, a Brindisi, lo abbiamo superato, lo abbiamo doppiato e ora lo stiamo guardando dallo specchietto retrovisore.
Come può sentirsi un cittadino di centrodestra, uno di quelli che alle elezioni ci ha creduto, che ha scelto la coerenza, che ha votato per un progetto chiaro e per dei simboli precisi?
Oggi, leggendo le cronache locali tra nuovi gruppi, federazioni e “traslochi” verso il Gruppo Misto, si chiede: ma il mio voto, esattamente, che fine ha fatto?
Fa sorridere (per non piangere) vedere dirigenti eletti nelle fila di Fratelli d’Italia – il partito della coerenza per eccellenza, quello della “schiena dritta” – finire nel Gruppo Misto. Ma come? Dalla fiamma tricolore al “misto mare”? È un nuovo corso politico o i capricci di chi si sente il Marchese del Grillo senza il patrimonio?
Vedere chi ha preso voti anche grazie a un simbolo nazionale rifugiarsi nell’anonimato del Gruppo Misto è uno schiaffo a chi, in cabina elettorale, pensava di votare per un’idea oltre che per un candidato.
Poi ci sono le “federazioni”. Nasce “Per Sempre Brindisi” (un nome che è tutto un programma: quel “per sempre” durerà almeno fino al prossimo consiglio comunale?), che si sposa con “Uguaglianza Cittadina” e il “Movimento Regione Salento”.
A Brindisi abbiamo più sigle che buche nell’asfalto. Ogni settimana spunta un nuovo simbolo, un nuovo coordinatore, una nuova “sensibilità politica”.
Ma ai cittadini, di queste geometrie variabili, cosa torna in tasca? Mentre nei palazzi si gioca a Risiko (o a “tressette a perdere”) per pesare di più nelle commissioni o per rivendicare un assessorato, la città resta ferma al palo.
Sindaco Marchionna, ma chi è la sua maggioranza?
La vediamo accogliere con favore l’allargamento della maggioranza. Certo, i numeri servono per governare, ma a che prezzo? Una maggioranza che diventa un “campo larghissimo” di sigle civiche e transfughi è una maggioranza che rischia di avere troppe teste e nessuna direzione.
Sindaco, attenzione: a furia di imbarcare tutti per stare tranquillo sui numeri, rischia di non trovare più chi rema davvero nella stessa direzione. Il cittadino di centrodestra non ha votato per un’armata Brancaleone, ma per un governo di rottura rispetto al passato.
Siamo passati dalla statura di Domenico Mennitti, che ai cambi di casacca rispondeva con il disprezzo di chi aveva una visione, a una politica da “mercatino delle vacche”.
Oggi il brindisino che ha votato centrodestra si sente come chi compra un biglietto per un concerto rock e si ritrova ad una sagra del carciofo: gli attori sono diversi, la musica è stonata e il biglietto (il voto) non è rimborsabile.
I consiglieri ed i dirigenti che vogliono giocare a “cambia la maglia”, si iscrivano a un torneo di calcetto.
I brindisini non hanno votato per dei “gruppi federati”, hanno votato per una visione di città. Che oggi, purtroppo, sembra sfocata dietro una nebbia di ambizioni personali e miseri compromessi.

Aurelia Roppo
Iscritta Fratelli d’Italia Brindisi

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