Ho letto con attenzione l’intervento del presidente di Confesercenti, Michele Piccirillo, e devo dire che dispiace constatare come il dibattito venga spesso ricondotto a contrapposizioni ideologiche, invece che affrontato nel merito delle proposte.
Probabilmente, se si fosse seguito con maggiore attenzione l’ultimo consiglio comunale, sarebbe emerso con chiarezza un punto fondamentale: nessuno ha mai pensato di “snaturare” il Parco del Cillarese. Il Parco del Cillarese resta e resterà un parco naturale, un bene ambientale da tutelare. Su questo non c’è alcuna ambiguità.
Ma tutela non significa immobilismo. Significa anche saper rendere questi spazi fruibili, accessibili e vivi, attraverso servizi adeguati ai cittadini. È esattamente in questa direzione che si muove la proposta del District Park: strutture leggere, sostenibili, compatibili con i vincoli esistenti e in linea con quanto discusso anche con l’amministrazione comunale.
Il tema della movida, poi, non può essere affrontato con una logica “o dentro o fuori”. Continuare a contrapporre il diritto al riposo con il diritto all’impresa non porterà a nessuna soluzione. Una città moderna deve saper costruire un equilibrio tra diritti e doveri, tra vivibilità e sviluppo economico. Ed è proprio in quest’ottica che si inserisce l’idea di diversificare gli spazi della socialità, non di svuotare il centro, ma di alleggerirne la pressione.
Spiace inoltre rilevare una certa incoerenza. Proprio nelle ultime ore ho effettuato un sopralluogo nell’area esterna della cosiddetta “Casa dell’Ammiraglio”, un intervento in cui Confesercenti ha un ruolo diretto. E devo dire che, osservando lo stato del cantiere in un’area così delicata, qualche perplessità nasce spontanea.
Se questa è la modalità con cui si gestiscono lavori in un contesto protetto, è legittimo chiedere che ci sia la massima attenzione e il pieno rispetto delle normative vigenti. Confido che il Comune e gli uffici competenti possano verificare tempestivamente la situazione.
Il punto, però, resta politico e culturale prima ancora che tecnico: la città non può essere ostaggio di posizioni rigide. Non si tratta di “mortida” o “movida”, ma di costruire un modello urbano più equilibrato, dove il centro continui a vivere e, allo stesso tempo, si creino nuove opportunità in altre aree della città.
Solo così si può davvero parlare di visione.
Roberto Quarta
Presidente commissione Ambiente e Parchi
Consigliere comunale