Il Comitato di Brindisi “contro il genocidio del Popolo Palestinese , contro il riarmo, per la pace” chiede al primo cittadino ,Sindaco Pino Marchionna , che la nostra città sia vietata a qualsiasi presenza israeliana sia essa economica, industriale , militare ; così come invece continua ad essere , nonostante tutto quello che sta realizzando attraverso genocidi , guerre nei paesi vicini con l’amico Trump, blocco degli aiuti umanitari .
No all’uso dl nostro porto ,come nel caso dei turisti di guerra israeliani con la nave crown iris, del nostro aeroporto per rapporti militari e commerciali di guerra.
Rivolgiamo un appello al Consiglio Comunale di Brindisi, ai partiti, associazioni, movimenti , ad esprimersi pubblicamente su questa proposta e contro l’ultima legge votata nel parlamento israeliano sulla “pena di morte solo per i Palestinesi”.
Salutiamo inoltre con favore la partenza delle barche della Global Sumud Flotilla in partenza oggi ,7 Aprile 2026, dal porto di Bari.
Ancora una volta la solidarietà internazionale per la Palestina cerca di rompere l’illegale blocco navale realizzato da Israele che da sempre impedisce l’arrivo di aiuti umanitari alla stremata popolazione di Gaza.
Le conseguenze delle loro nefaste guerre cominciamo sempre più ad evidenziarsi nel nostro paese ,come l’aumento dei combustibili ed un loro possibile razionamento,dei generi alimentari e delle bollette ; senza che ci sia una chiara condanna da parte del governo Italiano che sostiene di fatto queste politiche guerrafondaie .
NO alla legge sulla pena di morte votata in Israele.
Dietro la terminologia burocratica di omicidi con intenti “nazionalistici” o atti di “terrorismo”, si configura una verità semplice: la legge è scritta esclusivamente per i palestinesi. Il testo definisce punibili con la morte i crimini volti a “danneggiare la rinascita del popolo ebraico”, una formula che per sua natura esclude qualsiasi colono o cittadino israeliano ebreo che uccida un palestinese. Il sistema poggia su un doppio binario giuridico che istituzionalizza l’apartheid: mentre i coloni della Cisgiordania e i cittadini ebrei d’Israele sono protetti dal diritto civile e non rischieranno mai il boia, i palestinesi sono soggetti a tribunali militari, dove la condanna a morte potrà essere emessa a maggioranza semplice, senza unanimità e con margini di appello quasi nulli. Se un israeliano uccide un palestinese, gode dell’impunità o di pene ridotte; se un palestinese uccide un israeliano, lo attende il cappio.
L’uomo dietro la legge è Itamar Ben Gvir, il leader suprematista che ha fatto del “miglio israeliano” – il percorso verso l’esecuzione – il suo manifesto politico. Ben Gvir non si limita a sognare la morte dei prigionieri: la sta già amministrando attraverso una gestione carceraria che diverse organizzazioni internazionali definiscono un “laboratorio di torture”. Anche le Nazioni Unite hanno condannato l’utilizzo ormai consolidato della tortura all’interno delle strutture di internamento: assenza di cure, pestaggi, punizioni corporali, sevizie sessuali e psicologiche sono solo alcuni degli abusi perpetrati sui prigionieri, in larga parte in detenzione amministrativa, senza capi d’accusa. È Ben Gvir l’uomo che ha decretato la fame nelle prigioni, riducendo i pasti a razioni di pane e margarina che hanno causato cali di peso di venti chili in pochi mesi, definendo i prigionieri esseri che devono solo “marcire in cella”. Per il ministro, la vita dei palestinesi non sembra avere alcun valore: nei suoi video social, girati su motovedette della polizia, promette che i “nemici” verranno “impiccati, fucilati o annegati”.
Comitato “Contro il genocidio del Popolo Palestinese, contro il riarmo, per la Pace” di Brindisi