Ci sono personaggi che restano impressi perché portano sulla scena una fragilità che appartiene a tutti. I prossimi mercoledì 8 e giovedì 9 aprile, alle ore 20.30, il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi ospita Massimiliano Gallo in “Malinconico. Moderatamente felice”. I biglietti sono disponibili online su rebrand.ly/Malinconico e al botteghino del teatro, aperto i giorni di spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.
Vincenzo Malinconico entra nell’immaginario grazie alla sua distanza dall’eroe tradizionale, mostrandosi come figura irregolare e profondamente umana: è un avvocato “d’insuccesso”, inciampa nei rapporti, si perde nei pensieri, fatica a stare dentro gli obblighi quotidiani e guarda il mondo con uno humour laterale e una malinconia che non gli impedisce di restare dentro la vita. Massimiliano Gallo conosce a fondo il personaggio e lo accompagna in scena attraverso tre grandi territori dell’esistenza – il lavoro, i sentimenti, la famiglia – che sono poi gli stessi in cui ciascuno, ogni giorno, è chiamato a fare i conti con la propria imperfetta misura del vivere.
«Malinconico l’ho amato e ascoltato, tra noi si è creato un rapporto di fiducia e portarlo in scena è stato naturale – ha detto Massimiliano Gallo –. È uno dei personaggi che amo di più interpretare perché adoro il suo mondo complicato, la sua empatia, il suo modo di stare nella modernità. Malinconico non partecipa alla gara non perché sia un perdente, ma perché non è interessato a competere. È un uomo che spesso non agisce, ma si ritrova coinvolto in situazioni complesse che finiscono per metterlo alla prova. Molti avvocati mi scrivono dicendo che è più vicino alla loro vita vera di quanto non lo siano certi ritratti stereotipati visti al cinema o in tv. Oggi un personaggio che non si preoccupa di apparire ma di essere, a suo modo, è quasi rivoluzionario».
La scrittura, costruita a quattro mani con Diego De Silva, conserva il tratto ironico, riflessivo, spiazzante del personaggio letterario, ma in scena acquista un passo ulteriore: il flusso dei pensieri si fa corpo, esitazione, sguardo, pausa. Sotto la lente del teatro l’universo di Malinconico si dilata: gli amori sbilenchi, le nevrosi, il senso di precarietà, il desiderio mai spento di sentirsi all’altezza della vita. Si ride molto, ma non di una comicità meccanica o di maniera. Si ride perché il testo colpisce nervi scoperti, riconosce debolezze comuni, illumina con precisione paradossi e fragilità che appartengono a tutti.
Lo spettacolo intreccia racconto, monologo, dialoghi, apparizioni, inserti musicali e contributi visivi, una macchina scenica che procede con leggerezza. Attorno a Gallo si muove un mondo fatto di presenze reali e mentali, di relazioni che tornano, di voci che disturbano, consolano, contraddicono. E dentro questo mondo si inseriscono le canzoni originali eseguite dal vivo da Joe Barbieri, che contribuiscono a dare respiro emotivo al racconto, accompagnandone i passaggi più ironici e quelli più scopertamente malinconici. Malinconico nasce da una materia viva: la fatica di stare al mondo, il logoramento quotidiano delle aspettative, dei ruoli, degli inciampi. Essere professionisti, compagni, genitori, amici: categorie in cui ciascuno è costretto a reinventarsi continuamente, spesso senza istruzioni, quasi sempre senza sentirsi preparato. Lo spettacolo affonda qui, nella zona più scomoda dell’esperienza contemporanea. E la attraversa con una grazia rara, perché osserva, smonta, sorride, capisce.
Massimiliano Gallo, da attore di razza, tiene insieme tutti i registri: l’istinto della battuta, il senso musicale della parola, la capacità di dare spessore ai passaggi più introspettivi. Il suo Malinconico è tenero e disarmato, goffo e lucidissimo, buffo e profondamente umano. È un uomo che continua a cercare un equilibrio mentre tutto intorno lo spinge fuori asse. E forse è proprio per questo che arriva con tanta immediatezza al pubblico: perché chiede ascolto senza pretendere ammirazione. “Malinconico. Moderatamente felice” è uno di quegli spettacoli che riescono nell’impresa più difficile: far convivere qualità della scrittura e dell’interpretazione. Letteratura e teatro si incontrano davvero e da questo incontro nasce un lavoro che diverte, punge, commuove e lascia dietro di sé qualcosa di più di una semplice serata riuscita. Lascia la sensazione che, in fondo, riderci addosso sia ancora uno dei modi più seri per capirsi.