Reindustrializzazione di Brindisi, la CGIL: esclusi i lavoratori dal confronto sul futuro del territorio

Di Cesare (CGIL Brindisi): «Senza coinvolgimento delle parti
sociali e senza scelte chiare su industria ed energia, si rischia di
compromettere occupazione e sviluppo»
Apprendiamo dai giornali che si è tenuto un tavolo tecnico
promosso dal Sindaco di Brindisi Marchionna, con UniSalento, il
Commissario Straordinario per la reindustrializzazione dell’area
di Brindisi, ma anche con il Consorzio ASI, il MIMIT e Invitalia,
compreso il livello regionale dello Sviluppo Economico, e questo a
seconda dell’articolo di stampa che si legge.
Restiamo colpiti positivamente per il grande entusiasmo registrato
nelle parole del Sindaco Marchionna, che vede il nostro territorio
come una «meta promessa».
Un ottimismo che lascia un certo amaro in bocca per tante ragioni.
Prima fra tutte l’esclusione e il mancato coinvolgimento delle
Organizzazioni Sindacali.
Le lavoratrici e i lavoratori attendono da anni l’Accordo di
Programma che doveva essere sottoscritto entro il 31 marzo 2026
(almeno rispetto alle dichiarazioni del Ministro Urso in sede di
MIMIT) e attendono l’avvio dei progetti di reindustrializzazione più
volte oggetto di propaganda da parte dell’onorevole D’Attis e che,
ad oggi, non vedono alcun avanzamento concreto.
Piuttosto registriamo che, a fronte di 61 manifestazioni di interesse
arrivate nel corso del 2025, nell’ultimo incontro si parlava solo di
12 aziende pronte a partire e valutate positivamente da parte di
Invitalia, e oggi apprendiamo che sono diventate solo sei.
È evidente che il fabbisogno di suolo per la realizzazione degli
insediamenti (necessari ben oltre 3.200 ettari per le 61
manifestazioni e 320 ettari per i 12 progetti) rappresenta un reale
problema, anche perché molte aree ricadono nel SIN.
Restano tutti i dubbi, le perplessità e le preoccupazioni per il
futuro della Centrale di Cerano che, con la decisione di messa in
«riserva a freddo», nella sostanza vede il blocco della fase di
smantellamento, scegliendo di non scegliere, con il rischio di
compromettere la prospettiva lavorativa dei prossimi 24-36 mesi
sia dei lavoratori diretti che dell’indotto.
Questo atto da parte del Governo Meloni viene letto dalla CGIL
Brindisi come un’assenza di strategia e di politiche industriali e
come un passo indietro rispetto al Green Deal.
Attendiamo ancora gli sviluppi dei progetti di energie rinnovabili –
eolico, eolico offshore, agrivoltaico, idrogeno verde, batterie di
accumulo – che rimangono l’unica vera alternativa anche rispetto
alle dinamiche internazionali, alla geopolitica e all’economia di
guerra attualmente in corso.
Pur comprendendo lo sforzo teso verso il coinvolgimento
dell’Università e l’importanza strategica della leva della
formazione, a nostro avviso occorre, con celerità, riprendere il
percorso bruscamente interrotto del tavolo ministeriale per
l’Accordo di Programma.
Pertanto chiediamo a Sua Eccellenza il Prefetto di Brindisi, Aprea,
di farsi promotore con urgenza della convocazione del tavolo
presso la Prefettura di Brindisi, coinvolgendo tutti gli attori del
territorio, a partire dalle organizzazioni sindacali e datoriali,
insieme al Comune e alla Provincia di Brindisi, al Consorzio ASI,
all’Autorità portuale, al Commissario straordinario, alla Regione
Puglia, al MIMIT e a Invitalia.

Massimo Di Cesare
Segretario generale
CGIL Brindisi
IL COORDINAMENTO INDUSTRIA

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