Fondazione San Raffaele Amati rivendica la sentenza di Roma sulla quale faremmo appello, ma tace sulla condanna del Tribunale penale

Apprendiamo dalla nota dell’ex Consigliere Fabiano Amati, non rieletto in Consiglio Regionale perché considerato non idoneo dal suo partito, che ha finalmente acquisito un eloquio fluido e comprensibile (evidentemente non più assillato dagli impegni istituzionali avrà avuto modo di approfondire sintassi e grammatica), ma evidentemente non ha appreso a ben leggere.

La Fondazione San Raffaele prende atto della sentenza del Tribunale Ordinario di Roma, resa nella causa civile promossa dalla Fondazione a tutela della propria reputazione, ma ritiene la decisione profondamente lesiva della verità dei fatti e si riserva di proporre appello, certa che la vicenda meriti una valutazione piena e rigorosa anche nei successivi gradi di giudizio.

Colpisce, tuttavia, che l’ex Consigliere Amati scelga di rappresentare pubblicamente la vicenda in modo parziale, omettendo un dato di assoluto rilievo: la sentenza  penale di condanna emessa dal Giudice nei suoi confronti.

Al centro di quel provvedimento vi sono le dichiarazioni pubblicate dall’avv. Amati l’11 marzo 2025, che hanno leso l’onore e la reputazione della Fondazione San Raffaele, attribuendole condotte e responsabilità connesse alla RSA di Campi Salentina. Il Giudice ha ritenuto fondata la notizia di reato e ha disposto nei confronti dell’avv. Amati la condanna.

È dunque singolare che chi oggi invoca il diritto di critica ometta di ricordare che, per altre dichiarazioni pubbliche riferite alla Fondazione, un Giudice penale ha già ritenuto sussistenti i presupposti per una sua condanna. La Fondazione San Raffaele non ha mai inteso sottrarsi al confronto pubblico, né al controllo delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Ma il diritto di critica non può trasformarsi in licenza di offendere, insinuare o costruire narrazioni idonee a danneggiare la reputazione di un Ente, dei suoi professionisti e delle persone che ogni giorno operano al servizio dei pazienti.

La nota diffusa dall’ex Consigliere Amati contiene affermazioni che la Fondazione considera gravemente offensive, strumentali e suscettibili di ulteriore valutazione nelle sedi competenti, anche penali. La reputazione della Fondazione San Raffaele, la sua storia e il lavoro delle donne e degli uomini che ne fanno parte non possono essere utilizzati come bersaglio di campagne personali o di ricostruzioni parziali dei fatti, soprattutto quando tali iniziative sembrano rispondere a logiche di visibilità personale e politica che, peraltro, non hanno trovato riscontro nel consenso elettorale, oggi, infatti, l’ex Consigliere è un “disoccupato della politica”.

Fondazione San Raffaele

Condividi questo articolo:
Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram
Share on whatsapp

what you need to know

in your inbox every morning