Lettera aperta all’Arcivescovo di Brindisi
Monsignor Giovanni Intini
La storica e secolare processione del Corpus Domini col cavallo parato
La solennità del Corpus Domini si può dire che è ormai alle porte.
Cittadini, turisti e fedeli devoti rimarranno nuovamente delusi, poiché la processione non si svolgerà secondo l’antica tradizione, ovvero col cavallo parato?
Nel XVI secolo lo storico Giovanni Battista Casimiro così scriveva: «E’ questa una tradizione che né a Roma, né in alcun altro luogo della terra ce n’è una uguale». E come ricorda Giovanni Maria Moricino nel suo Dell’antiquità e vicissitudine della città di Brindisi completato il 1604: «L’usanza è che nella solennità del Corpo di Cristo il vescovo della città o suo vicario in pontificalmente monta in un cavallo bianco vestito di bianca seta e sotto un baldacchino ricchissimo prende in mano il Santissimo Sacramento in una custodia d’argento o di cristallo e segue la processione solenne per tutta la città».
Si tratta di una tradizione storico/religiosa che la cittadinanza ha vissuto con devozione ed aspettativa: coperte damascate ai balconi, petali di rosa lanciati sul baldacchino che proteggeva il Santissimo Sacramento e l’Arcivescovo, dalle abitazioni piovevano biglietti multicolori con invocazioni, brani di salmi e di preghiere mentre il mansueto cavallo, quasi consapevole del valore di chi lo cavalcava, seguita da un enorme folla e procedeva tra canti, incenso, bambini e bambine vestiti di bianco, come nel giorno della Prima Comunione.
La storia è troppo nota perché sia nuovamente ricordata, si riferisce, comunque, alla VII Crociata (1248–1254), con protagonisti: Luigi IX re di Francia, il sultano al-Muazzam Turanshah (1225-2 maggio 1250), l’imperatore Federico II di Svevia, la città di Brindisi e il suo anziano arcivescovo monsignor Pietro Paparone col peso dei suoi ottant’anni. La cattura del Re Santo il 6 aprile 1250 fu un evento traumatico per la cristianità occidentale che, invece, giubilò quando da Brindisi giunse il prezzo del riscatto, pari a 30.000 scudi d’argento fatti coniare da Federico II, dalla zecca sveva di Brindisi (equivalenti a 400.000 lire tornesi pari a circa un terzo delle entrate annuali del regno di Francia).. Sulla via del ritorno dalla Terra Santa Luigi IX naufragò nelle vicinanze di Brindisi, a Torre Cavallo. L’arcivescovo metropolita di Brindisi, mons. Pietro Paparone, informato del fatto si recò personalmente sul luogo cavalcando un cavallo bianco. Lungo le quattro miglia di strada, il Vescovo fu scortato dal clero, dalle autorità cittadine, dalle confraternite e da una folla di comuni fedeli che diventò via via più numerosa e raggiunse lo scoglio dov’era precariamente la nave di Luigi IX.
La processione, che ormai da secoli si perpetua, vuole pertanto ricordare quanto in quel lontano 1250 avvenne a Brindisi al ritorno della Santa Eucaristia, degli ostaggi e di Luigi IX, elevato poi alla gloria degli altari con la santità.
Questa, molto in breve, è la tradizione di Brindisi e dei brindisini che, nella processione del Corpus Domini col cavallo parato, ha assunto anche un valore identitario ed è proprio questo che desiderano tutelare a fianco della solidarietà di amare le “radici”, per amare l’umanità. L’amore e le convinzioni più profonde vanno alimentate.
La storia, quella più recente, ci informa ancora che durante l’episcopato di monsignor Nicola Margiotta che è stato arcivescovo di Brindisi, dal settembre 1953 al maggio 1975, questo sant’uomo non volle mai porsi in sella al cavallo ed escogitò una forma diversa rispetto alla tradizionale processione.
Buona parte del popolo brindisino, costituitosi spontaneamente in comitato, coraggiosamente appoggiato e sostenuto dal Capitolo Metropolitano, decise d’inviare una circostanziata lettera a papa Eugenio Pacelli, Pio XII, pastore, custode e capo della Chiesa cattolica dal 1939 al 1958.
Nell’anno 1963, dopo le risultanze del Concilio Vaticano II, finalmente, la questione fu dipanata dal papa Giovanni Battista Montini, Paolo VI, essendo arcivescovo di Brindisi, sedente sulla Cattedra di San Leucio, ancora il buon monsignor Nicola Margiotta che accolse di buon grado la decisione vaticana. Così la processione, secondo l’antico rito, fu ripristinata e sul cavallo, di volta in volta, delegato dal Vescovo, ci andò un sacerdote diocesano. L’antica tradizione del Corpus Domini col cavallo parato, in tal modo, fu salvata.
Non si comprende perché questa tradizione debba essere nuovamente messa in discussione, è proprio il caso di ripetere questa vicenda? Non sarebbe sufficiente evitare di arroccarsi dietro posizioni che dividono? Non ci vorrebbe un po’ di comprensione verso le ragioni che Le sono state più volte rappresentate per superare qualsivoglia ostacolo che impedisce di salvare una tradizione storica tanto cara alla comunità brindisina?
Queste presentate sono le ragioni per cui tale storica processione non possa essere sostituita con qualsiasi altra formalità che apparirebbe davvero forzata.
Per quanto sopra Le torniamo a chiedere di riprendere e di non far morire questa tradizione storica e identitaria che nulla toglie al valore religioso della cerimonia. Con questa nostra preghiera auspichiamo che il giorno del Corpus Domini possa rivelarsi un giorno di devozione ma anche di sorpresa vedendo il Santissimo Sacramento portato sul cavallo parato attraverso le vie cittadine.
Movimento popolare “Tuteliamo la storica processione del Corpus Domini col cavallo parato”