Ho preso atto della pubblicazione dell’avviso pubblico da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale per la concessione ventennale della condotta interrata in località Costa Morena Ovest, passaggio tecnico che sblocca l’iter per il deposito di benzina e gasolio “Brundisium”.
I fatti sono quelli riportati nell’articolo di oggi sul Quotidiano di Puglia: istanza protocollata a fine maggio, 45 giorni per osservazioni e domande concorrenti con scadenza al 6 luglio, progetto che prevede 23.000 mq nell’area industriale, 6 serbatoi fuori terra, capacità fino a 504.000 tonnellate annue di idrocarburi, classificazione “Soglia Superiore” Seveso per i volumi e la presenza di sostanze come il “milEx SR 6006”, tossico per l’ambiente acquatico.
Le mie perplessità nascono da elementi oggettivi.
Siamo in una fase di forte instabilità geopolitica, con rotte energetiche ridefinite, rischi di sabotaggio su infrastrutture critiche e mercati del carburante volatili. Avviare in questo momento un impianto a rischio di incidente rilevante a 1,9 km dall’aeroporto di Brindisi e a meno di 2 km dal centro abitato merita, a mio avviso, una valutazione di opportunità aggiornata. Non si tratta di bloccare per principio, ma di capire se i rischi e i benefici sono stati ricalcolati alla luce dello scenario attuale.
I nodi sulla sicurezza sono ancora aperti. Dalla notifica inviata l’8 marzo a Prefettura, Vigili del Fuoco, Regione e Comune risulta che non è stato ancora attivato uno scambio formale di informazioni con le aziende vicine per valutare il rischio di “effetti domino”. Non risulta nemmeno deliberato un Piano di emergenza esterna specifico.
Parliamo di un sito che nascerà a 1.300 metri dal polo petrolchimico, a 320 metri dall’ex centrale A2A e vicino all’impianto chimico-farmaceutico EuroApi. In un’area già complessa, la mancanza di questi passaggi non è un dettaglio tecnico: è il cuore della prevenzione.
Inoltre, l’apertura dei 45 giorni per osservazioni è un passaggio dovuto, ma una concessione demaniale marittima ventennale su un’infrastruttura strategica non può esaurirsi in un adempimento formale. I cittadini di Brindisi hanno il diritto di sapere quali aggiornamenti sono stati fatti sul rischio, sulla compatibilità con le altre attività industriali, sul piano di emergenza e quali garanzie reali ci sono per la popolazione e per l’ambiente.
Pertanto sarebbe utile:
Un confronto pubblico in sede istituzionale prima della scadenza del 6 luglio, con la partecipazione di Prefettura, Vigili del Fuoco, ARPA, Comune, Regione e Autorità Portuale;
La pubblicazione dei documenti tecnici relativi alla valutazione degli effetti domino e allo stato del Piano di emergenza esterna;
Una verifica sull’attualità dello studio di rischio rispetto al contesto internazionale 2025-2026.
Non nego l’importanza della logistica energetica per Brindisi, ma la sicurezza non è negoziabile e la trasparenza non è un ostacolo allo sviluppo: ne è la condizione.
Mi aspetto che il Sindaco di Brindisi e i rappresentanti politici del territorio si esprimano chiaramente.
Il silenzio, a volte, fa più male delle parole. In questo caso, però, sono i cittadini a pagare quando le istituzioni si voltano dall’altra parte.
I brindisini hanno diritto a capire, non solo a subire decisioni prese altrove.
Dott. Gianluca Quarta
Ex Assessore e già Presidente delle Farmacie Comunali di Brindisi