La classifica sulla “Qualità della vita per generazioni” pubblicata dal ‘Sole 24 Ore’ non rappresenta un semplice esercizio statistico ma uno specchio fedele di ciò che Brindisi vive ogni giorno e i numeri che emergono dalla nostra provincia impongono una riflessione che non può più essere rinviata per convenienze politiche, perché nessuno può sentirsi sollevato dalle responsabilità. Un 28esimo posto nel benessere dei bambini potrebbe indurre a un cauto ottimismo, ma il crollo all’80esimo posto nella graduatoria dei giovani rivela la frattura reale che separa le facili illusioni dalla realtà che le nuove generazioni si trovano a vivere. La posizione numero 104 nella densità di laureati non è un dato statistico tra tanti, ma la testimonianza incontrovertibile di un’emorragia di talenti che questa provincia subisce da decenni senza che nessuna scelta politica abbia saputo arginarla davvero. Giovani formati altrove, che partono e non tornano o che scelgono la stabilità di un Nord lontano piuttosto che l’incertezza di un Sud che offre troppo poco.
Questi numeri vanno letti insieme alle transizioni epocali che Brindisi sta attraversando in questo momento storico, perché è nell’intreccio tra annose fragilità e veloci trasformazioni che si misura la vera portata della sfida. La chiusura del ciclo del carbone o lo stop alla chimica di base pesano sul mercato del lavoro già logorato da anni di disoccupazione giovanile che supera abbondantemente la media nazionale e l’assenza di una prospettiva industriale convincente rischia di trasformare una transizione necessaria e giusta in una ferita sociale impossibile da rimarginare. Il settore agricolo poi, che rappresenta l’ossatura identitaria ed economica di larga parte della nostra provincia, esce stremato da anni di resistenza alla xylella e da dinamiche di mercato che continuano a svalutare sistematicamente il lavoro di chi produce. Persino il turismo, che registra segnali incoraggianti di crescita e che dovrebbe rappresentare un vettore di sviluppo pulito, sconta carenze infrastrutturali che non reggono le pressioni e i paragoni della stagione estiva con le vicine realtà, lasciando insoddisfatta una domanda che potrebbe, al contrario, alimentare occupazione.
Davanti a una simile convergenza di criticità non è più sufficiente la logica degli interventi spot o l’attesa dei tempi della burocrazia ordinaria ed è per questo che reputiamo importante valutare una proposta che ha la forma e l’ambizione di una vera scommessa. L’istituzione nelle realtà territoriali come Brindisi di una zona economica speciale “generazionale” che preveda l’esenzione totale dalle imposte per cinque anni a favore di tutti i giovani under 35 che avviano imprese sul territorio, come studi professionali innovativi, startup industriali con tecnologie sostenibili o agricole orientate alle colture alternative o, ancora, o in qualità di operatori del turismo culturale ed esperienziale. Non si deve trattare di un incentivo marginale ma di un vero e proprio shock economico utile segnalare in modo inequivocabile che Brindisi, nello specifico, può puntare sul proprio capitale umano con strumenti all’altezza delle sfide. A questa misura deve affiancarsi un programma strutturato di sostegno finalizzato al recupero del patrimonio edilizio della città inutilizzato per metterlo a disposizione di giovani professionisti e imprenditori a canone fortemente agevolato, sulla scorta del programma “Riusa Brindisi” che abbiamo sperimentato con successo durante la passata amministrazione, restituendo così vitalità a un tessuto urbano che merita di essere vissuto. I grandi siti industriali di Cerano e del petrolchimico devono essere al centro di un piano di riqualificazione finanziato univocamente dai fondi europei, nazionali e regionali disponibili, al fine di farne poli di eccellenza per la ricerca, per l’economia sostenibile a sostegno delle energie rinnovabili, attuando puntuali percorsi di riqualificazione professionale dedicati ai lavoratori in uscita dal ciclo fossile. Il Governo in sinergia con la Regione Puglia e il Comune di Brindisi e con la collaborazione delle aziende, a partire da quelle partecipate dallo Stato, interessate allo sviluppo del territorio devono dare garanzie, assumendo un impegno formale attraverso il potenziamento dell’accordo di programma, ad oggi svuotato di risorse e norme dedicate e finalizzate per Brindisi, e del relativo tavolo per la decarbonizzazione già insediato, affinché producano un patto di rinascita concreto negli obiettivi e nelle scadenze. Brindisi ha le energie umane e le condizioni geografiche per costruire un futuro diverso, ma la comodità della gestione ordinaria deve essere archiviata ed giunto il tempo delle scelte coraggiose e visionarie.
Francesco Cannalire, segretario cittadino PD e consigliere comunale Brindisi