Solo poche settimane fa operatori e imprenditori portuali denunciavano la stagnazione delle attività legate al porto, lamentando un andazzo divenuto insostenibile e pericoloso. Ovviamente una situazione del genere non diventa tale dall’oggi al domani ma è la conseguenza di una inesistente e/o inefficace programmazione che non può non addebitarsi alla gestione degli anni precedenti quantunque, durante i quali, non è parso che si siano sollevate particolari proteste o proposte alternative per quanto accadeva. Ovviamente a parte quelle dei soliti noti che puntualmente erano tacciati come catastrofisti e/o “ignoranti”.
C’è da meravigliarsi quindi? Assolutamente no! Stiamo semplicemente raccogliendo ciò che si è seminato e a cose fatte, o quasi, si sentono diffuse proteste che non termineranno di certo con quanto, per ora, emerge.
Sette anni persi ad impuntarsi per un investimento, il deposito di Gnl di Edison SpA, impegnando un’area che aveva ben altre potenzialità per le quali era stata infrastrutturata. Sette anni tolti alla programmazione di un possibile traffico portuale. Ora si chiede l’immediata revoca di tutti permessi e concessioni date a Edison SpA; una colmata, aree rubate al mare, per costruire una discarica di sedimenti, di rifiuti speciali rinvenienti dalle opere di dragaggio, che rimarrà tale per chissà quanti anni, quando questi sarebbero potuti essere trattati diversamente; il pontile a briccole che si sarebbe potuto evitare – sia per tempi di realizzazione come per i costi – se si fosse seguito il consiglio e l’esempio di altre realtà, quello di utilizzare le boe oceaniche; l’inutilità e l’implicita pericolosità dei finder che l’Ente portuale, dopo averlo assicurato, non rimuove per timore di un giusto danno erariale ma che assicura che verrà fatto da chi, nella privatizzazione del lungomare Regina Margherita, prenderà in concessione quel tratto, una “privatizzazione” delle banchine i cui particolari non sono chiari né noti, cosa che invece dovrebbe essere poiché le aeree lungo le banchine del lungomare pur ricadendo nelle competenze dell’Ente portuale sono considerate parte integrante della città e quindi di ”uso e consumo” quotidiano dei cittadini. Il fotovoltaico sulla diga di punta Riso che sta sollevando molte più proteste e dissapori di quanta energia produrrà; il deposito di carburanti Brundisium S.p.A. che ha visto un cambio di parere dell’Ente portuale da negativo a positivo nonostante le situazioni di pericolosità non fossero diminuite bensì aumentate. Fermiamo qui questo elenco impietoso non per mancanza di argomenti ma di spazio, ma siamo pronti a riprenderlo e continuarlo.
Gli ultimi otto anni di vita del porto che hanno visto una amministrazione diversa per la riforma Delrio e alla conseguente unione col porto di Bari invece di essere occasione di una gestione più oculata, più attenta alle potenzialità e alla polifunzionalità del nostro porto si è rivelata al contrario deleteria poiché, per certi versi la storica polifunzionalità è stata messa in discussione perché non è stata vista come una risorsa bensì come un ostacolo a ben altri disegni. Di solito quando si programmano opere il fine non è il solo farle ma verificare la loro utilità ad una determinata visione altrimenti invece di essere vantaggiose per un determinato sviluppo i risultati che si ottengono sono ben altri e non positivi.
Una gestione portuale della quale a Brindisi non possiamo dirci soddisfatti e le prospettive non si prefigurano migliori di quelle passate dal momento che l’attuale presidente ha dichiarato, subito dopo aver avuto l’incarico, il suo intento nel perseguire una chiara continuità di gestione con quella passata e, oltretutto, non risponde alle richieste di un confronto pubblico.
Alla luce di ciò riteniamo fondamentale per lo sviluppo del porto uno dei volani principali dell’economia non solo del nostro territorio ma anche di quella del Salento una rivisitazione di questa istituzione, un nuovo modo di intenderla più vicina agli interessi del territorio di riferimento.
GRUPPO TERRITORIALE MOVIMENTO 5 STELLE BRINDISI