A Taranto il ministro Adolfo Urso taglia nastri e celebra l’eolico offshore come motore della nuova economia del Sud ma a pochi chilometri di distanza, Brindisi viene lasciata sola dallo stesso governo. La notizia più grave è ormai sul tavolo con Lyondell Basell che ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Brindisi entro la fine dell’anno, e questa decisione va fermata adesso, prima che diventi irreversibile. In tutto in gioco ci sono circa duemilacinquecento lavoratori tra impianti coinsediati e indotto, e una filiera intera che senza la chimica di base si spegne a catena. Il Governo ha il dovere di intervenire subito presso l’azienda americana e ottenere la sospensione della chiusura, perché chiudere oggi significa chiudere per sempre.
C’è un nesso che il distratto Ministro Urso non può ignorare. Lo scorso aprile ha annunciato che Eni aveva incaricato un advisor internazionale di cercare un acquirente per il cracking di Brindisi, oggi fermo in conservazione. Da quel cracker dipende la sopravvivenza dell’intera filiera ancora in piedi, da Basell a Chemgas fino alle aziende dell’indotto. Lasciare che Basell chiuda mentre si cerca ancora un compratore vuol dire smontare il polo proprio mentre si finge di salvarlo.
Questo è il metodo Urso a Brindisi con tante promesse e nessun atto come detto chiaramente e senza mezzi termini dall’onorevole PD Claudio Stefanazzi che denuncia da sempre l’immobilismo del governo sulla crisi della chimica. A novembre aveva annunciato la firma dell’accordo di programma per la decarbonizzazione entro il primo trimestre del 2026 ma quella scadenza è passata da mesi e di quell’accordo non esiste neppure una bozza, tanto che sono stati i sindacati a denunciare il blocco del confronto ministeriale. Sessantuno progetti sbandierati, ridotti drasticamente ad una decina, oltre duemila posti promessi, incontri solenni con Istituzioni e associazioni datoriali e sindacali, e intanto l’area della centrale di Cerano resta ferma, la filiera chimica cancellata, con il relativo tavolo governativo rinviato ulteriormente, e il territorio perde lavoratori ogni settimana.
Lo stesso ministro che a Taranto vanta autorizzazioni rapide, a Brindisi lascia tutto bloccato eppure questa città avrebbe le carte per essere protagonista della stessa rivoluzione. Il parco eolico galleggiante previsto al largo della nostra costa e le aree di Capobianco o di Costa Morena Est, libere dopo la rinuncia di Edison, permetterebbero di costruire qui una vera filiera industriale dell’eolico marino, grazie a un raro accesso diretto tra ferrovia e banchina che pochi altri porti hanno. Il Governo ha tutto per fare di Brindisi un secondo polo nazionale dell’offshore, e sceglie di non scegliere con procedimenti ambientali e autorizzativi bloccati.
Per questo, basta con gli annunci e chiediamo al Ministro di bloccare subito la chiusura di Basell per tenere in vita lo stabilimento finché la vendita del cracking non sarà definita, di convocare il tavolo della decarbonizzazione con una data certa, di portare finalmente alla firma quell’accordo di programma evocato per mesi e mai definito. La gestione dei dossier brindisini è stata inadeguata e frammentaria, incapace di tenere insieme in un’unica strategia la riconversione del petrolchimico, della centrale di Cerano e gli investimenti per eolico offshore. Brindisi non è una città di serie B e il tempo delle parole è finito. Servono le firme, a partire da quella che tiene aperto lo stabilimento Basell di Brindisi.
Francesco Cannalire, segretario cittadino e consigliere comunale PD Brindisi