La fotografia della Banca d’Italia non è una condanna per Brindisi, ma un avvertimento…

Abbiamo voluto leggere con attenzione i dati del rapporto della Banca d’Italia. E da questi – proprio dai freddi numeri – emerge una realtà che dovrebbe sgomentare. Non perché racconta un destino inevitabile, ma perché mostra con chiarezza ciò che Brindisi sta rischiando di diventare: una provincia che arretra mentre le altre avanzano, un territorio che perde terreno proprio nei settori che dovrebbero rappresentarne la forza.

Il porto, da sempre cuore economico della città, è il dato più critico. La Banca d’Italia parla di un “marcato calo nel porto di Brindisi” (–16,8% di merci movimentate: da 4.627.270 tonnellate del 2024 a 3.850.756 del 2025). Mentre Bari cresce (+8,5%) e Taranto accelera (+16,7%), Brindisi è l’unico scalo pugliese in forte arretramento. E non si tratta solo di merci: i passeggeri marittimi diminuiscono (–9,4%) e la movimentazione container è pari a 0 TEU, mentre Bari cresce del 39,9%. Questi numeri non sono semplici statistiche: sono rotte che si spostano altrove, investimenti che non arrivano, opportunità che si dissolvono.

Anche l’aeroporto registra una crescita, ma troppo debole rispetto alla dinamica regionale. Il traffico aereo in Puglia aumenta complessivamente dell’8,4%, trainato dallo scalo di Bari, mentre Brindisi avanza solo del +3,4% e con un incremento minimo dei voli internazionali (+1,8%). In un momento storico in cui il turismo internazionale è decisivo per la competitività dei territori, questa distanza pesa. Significa che Brindisi non intercetta la domanda globale, pur avendo infrastrutture adeguate e potenzialità enormi.

Sul fronte industriale, il territorio subisce gli effetti delle criticità dei settori chiave. La Banca d’Italia segnala che “hanno mostrato un andamento sfavorevole il comparto dei mezzi di trasporto e il siderurgico”, due filiere che toccano direttamente Brindisi e il suo indotto. L’export regionale cala del 6% (–7,3% al netto dei prezzi), con una flessione ancora più marcata nei mercati extra-UE (–9,8%), in particolare verso la Turchia (–23,7%) e gli Stati Uniti (–12,9%). Brindisi paga questa frenata, perché è parte di un sistema produttivo che oggi soffre e che necessita di una strategia di riconversione e innovazione.

Il turismo regionale cresce in modo significativo (+10,4% di presenze complessive; stranieri +22,8%), ma la spinta arriva soprattutto da Bari e dalle aree più internazionalizzate. Brindisi cresce, ma non al ritmo della regione. Una parte del potenziale turistico del territorio rimane inespressa, nonostante la qualità del patrimonio costiero, culturale e ambientale.

Il mercato del lavoro riflette questa complessità. La Puglia registra un calo dell’occupazione (–0,9%) e un tasso di disoccupazione all’11,6%, con un aumento delle richieste di ammortizzatori sociali, soprattutto nella siderurgia. Brindisi migliora sul saldo delle assunzioni nette, ma dentro un quadro regionale fragile. E i dati del porto – inevitabilmente – anticipano un impatto futuro sull’occupazione locale, soprattutto per le attività collegate alla logistica e ai servizi portuali.

I numeri non hanno emozioni, ma ne generano. E quelli di Brindisi raccontano un territorio che ha tutto – porto, aeroporto, industria, costa, cultura – ma che oggi non sta correndo. La fotografia della Banca d’Italia non è una condanna, è un avvertimento: Brindisi deve reagire, con scelte chiare e una visione condivisa. Serve rilanciare il porto con una strategia logistica moderna, rafforzare l’aeroporto sul fronte internazionale, sostenere la riconversione industriale verso filiere innovative e green, valorizzare il turismo con una programmazione integrata e costruire politiche del lavoro capaci di accompagnare la transizione economica.

Ma i numeri ci dicono anche che il tempo per farlo è adesso. E che la svolta non arriverà da sola. Il rilancio portuale, l’internazionalizzazione dell’aeroporto e la riconversione green richiedono investimenti consistenti, iter autorizzativi sbloccati e una governance locale capace di superare veti e campanilismi. Più che nuove dichiarazioni d’intenti, Brindisi deve utilizzare davvero i fondi europei, attrarre capitali privati e avviare progetti immediatamente cantierabili. Senza un patto solido tra istituzioni, imprese e sindacati per gestire i costi sociali della transizione, la Puglia continuerà a correre e Brindisi resterà indietro.

La crescita è possibile, ma esige realismo e scelte coraggiose, misurabili sui cantieri aperti e non sulle promesse.

UN GRUPPO DI CITTADINI

Teresa BATACCIA

Francesco BUONGIORNO

Giuseppe DABBICCO

Vincenzo DI GIULIO

Carmela LO MARTIRE

Fernanda MARTELLA

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