La comunicazione di Eni Versalis alle RSU del fermo totale degli impianti del Petrolchimico di Brindisi a partire da lunedì 13 luglio rappresenta un fatto gravissimo. Non è una semplice sospensione produttiva: è l’ennesimo colpo inferto al sistema industriale brindisino, ai lavoratori diretti e, soprattutto, alle centinaia di famiglie che vivono grazie all’indotto.
Da domani, molte aziende dell’indotto rischiano di restare senza commesse e senza prospettive. Mentre si spengono gli impianti che per decenni hanno garantito occupazione e sviluppo, l’unica immagine che resta è quella di una Gigafactory annunciata come simbolo del rilancio ma che, ad oggi, non è ancora un cantiere operativo.
Ci era stato raccontato che la riconversione avrebbe accompagnato la continuità industriale e occupazionale. I fatti dimostrano il contrario. Oggi assistiamo a una dismissione accelerata che lascia il territorio senza certezze e senza alternative concrete.
È lecito chiedersi che valore avessero gli impegni solenni assunti davanti ai lavoratori e alla città. Dov’è il piano di transizione? Dov’è la tutela dell’indotto? Dov’è la garanzia che nessuno sarebbe rimasto indietro?
Le immagini delle visite istituzionali, dei caschetti indossati per celebrare un futuro che ancora non esiste e degli applausi rivolti ai vertici di Eni assumono oggi un significato profondamente diverso. Mentre si organizzavano passerelle e conferenze, si preparava lo spegnimento degli impianti.
Brindisi non può diventare il laboratorio delle promesse mancate. Non si può chiedere a un territorio di sacrificare migliaia di posti di lavoro sull’altare di investimenti annunciati ma non ancora realizzati. Una transizione industriale seria si costruisce garantendo continuità produttiva, occupazione e tempi certi, non chiudendo prima che le alternative siano effettivamente disponibili.
Chiediamo al Governo di convocare con urgenza un tavolo straordinario con Eni, Regione Puglia, enti locali, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese dell’indotto. È necessario che l’azienda chiarisca immediatamente quali siano le reali prospettive produttive del sito di Brindisi e quali strumenti intenda mettere in campo per evitare un disastro occupazionale.
Non servono più slogan, inaugurazioni simboliche o rassicurazioni di circostanza. Servono responsabilità, trasparenza e decisioni immediate.
Brindisi merita rispetto. I lavoratori meritano verità. Chi ha assunto impegni pubblici deve oggi rispondere davanti alla città dei risultati, non delle promesse.
Se poi la strategia è quella di illudere il territorio con sceneggiate finalizzate solo a prendere tempo per poi celebrare il “funerale” dello stabilimento, vadano via subito dalla nostra città. Prima, però, dovranno bonificare l’intera area dall’incalcolabile danno ambientale arrecato al territorio. Di questo dovrà farsi garante il Governo
Gruppo consiliare di Futuro Nazionale