L’imbarazzante silenzio sulla centrale di Cerano. C’è chi fa il pesce in barile e chi si accontenta…

La situazione riguardante il futuro della centrale termoelettrica di Cerano sta assumendo dei contorni sempre più imbarazzanti. Si stanno sommando, infatti, indecisioni inaccettabili del Governo nazionale a strani silenzi delle istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali. Il punto di partenza è che la centrale è totalmente ferma ormai da oltre un anno e che il “phase out” dell’Italia nella decarbonizzazione, inizialmente previsto per il 31 dicembre del 2025, è stato spostato al 2038.

La realtà è che si tratta di uno stratagemma per non decidere visto che la centrale di Cerano per tornare in marcia avrebbe bisogno di almeno 7-8 mesi per interventi di manutenzione straordinaria.

Nel frattempo, il Governo nazionale non ha mai emesso un provvedimento con cui si sancisce il ruolo dell’impianto di Brindisi come “riserva fredda”. Si va avanti, insomma, facendo finta di niente, tra l’imbarazzo del Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin che più volte ha annunciato decisioni dell’Esecutivo che non sono mai arrivate.

La conseguenza di questo stato di cose è che tutti fanno i pesci in barile: il Governo – come già detto – non decide, l’Enel resta in attesa, ma certamente non ha alcuna intenzione di rimetterci un solo euro per gestire una fase in cui non produce un solo chilowatt di energia, pur dovendo sostenere le spese di mantenimento di un impianto ormai morto.

E nella centrale i dipendenti diretti restano al loro posto, così come le imprese dell’indotto. E vanno di proroga in proroga anche i famosi 50 dipendenti licenziati dalla Sir ed assorbiti da altre aziende. Questo stato di cose purtroppo non viene denunciato da nessuno, men che meno dai sindacati che restano silenti per non disturbare il “can che dorme”. Ma il futuro non può essere legato alla politica del “giorno dopo giorno”. Occorrono certezze per Brindisi, per i lavoratori e per la tutela del territorio. Si, perché quel rinvio al 2038 assume le caratteristiche di una chiara volontà di non farla smontare quella centrale e di non bonificare centinaia di ettari di terreno per restituirli ad altri usi e per cancellare gli effetti drammaticamente inquinanti del carbone.

Tutti in silenzio! Tanto le vertenze di lavoro sono state nascoste sotto il tappeto e quindi si può tirare un sospiro di sollievo. Ma Brindisi senza le aree bonificate della centrale di Cerano, così come del Petrolchimico, non potrà tornare a fare industria (questa volta pulita e non dannosa per la salute della gente) ed a costruirsi un futuro differente. E nessuno pensi di approfittare di questo silenzio per riempirci di pannelli fotovoltaici e di impianti eolici (peraltro senza aver prima bonificato le aree). Di musei improvvisati di ferraglie industriali davvero Brindisi non sa che fersene. E sarebbe ora che questo argomento diventasse pane quotidiano per la politica, per le associazioni di categoria e per i sindacati.

Condividi questo articolo:
Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram
Share on whatsapp

what you need to know

in your inbox every morning