Qualche comunicato fa mi chiedevo quale sarebbe stato il passo successivo dopo la posa della prima pietra. La risposta, purtroppo, appare oggi fin troppo evidente: nulla. Solo altro tempo perso e promesse che, almeno per il momento, nessuno sembra in grado di trasformare in realtà.
Qualche giorno fa mio nipote Simone mi ha chiesto: “Nonno, perché sei così sicuro?” Gli ho risposto che i dubbi erano tanti già prima, ma si sono trasformati in certezze dopo aver ascoltato le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Eni.
L’AD di Eni attribuisce il fallimento della chimica di base in Italia, e in particolare a Brindisi, al mancato sostegno della politica italiana e delle istituzioni europee. Ha denunciato l’assenza di una vera difesa del comparto chimico, affermando che i partiti italiani, chiamati a rappresentare il Paese in una decisione così importante, sono stati di fatto assenti e poco incisivi.
L’Europa ha deciso di ridimensionare la chimica, ma l’Italia ha scelto addirittura di smantellarla. Di fronte a una tragedia industriale di questa portata occorre affrontare la realtà con coraggio, oppure avere l’onestà di dire ai cittadini che il tanto annunciato investimento sulle batterie arriverà… ma quando?
Nel frattempo, altri Paesi europei investono e costruiscono nuovi impianti per rafforzare la produzione chimica. In Italia, invece, e a Brindisi in particolare, gli impianti vengono chiusi, anziché cercare soluzioni che integrino produzioni e competenze tra aziende diverse.
Con la vicenda della chimica qualcuno si è assunto anche la responsabilità di coprire la latitanza di Enel, che continua a non chiarire quali siano le proprie intenzioni e quale futuro immagini per il territorio. Poi arriveranno i nodi di Basell, di Euroapi e dell’intero comparto metalmeccanico che ruota attorno a queste realtà.
Nel frattempo, Taranto dovrebbe far riflettere tutti. Le prospettive delineate per il suo futuro — porto, aeroporto di Grottaglie, aeronautica e industria metalmeccanica — indicano chiaramente quale sarà il nuovo punto di riferimento dello sviluppo industriale della Puglia nei prossimi anni.
Tonino e Simone Licchello