Moderati: “Abbiamo davvero toccato il fondo”

Fa impressione assistere a un Consiglio comunale che, invece di rappresentare il luogo più alto del confronto politico e della ricerca di soluzioni ai problemi della città, finisce per discutere di una panchina dipinta con i colori della bandiera italiana.

Siamo di fronte a un livello di confronto istituzionale che appare ormai inaccettabile. Ogni forza politica ha il diritto di esprimere le proprie posizioni, ma ha anche il dovere di rispettare quelle altrui. Il patriottismo non si misura dal colore di una panchina.

L’amore per l’Italia i cittadini lo dimostrano ogni giorno: nelle ricorrenze civili, nelle manifestazioni pubbliche, negli eventi sportivi, nel rispetto delle istituzioni e nel lavoro quotidiano. Non è necessario trasformare una panchina in uno strumento di propaganda o di contrapposizione ideologica.

Eppure, nel corso della stessa seduta consiliare, alcune forze politiche hanno cercato di riportare il dibattito sui temi che interessano davvero la città, affrontando questioni fondamentali come il disinquinamento del territorio e lo smantellamento del nastro trasportatore, obiettivi sui quali esprimiamo piena condivisione. Allo stesso modo meritava attenzione la proposta del consigliere Quarta di intervenire concretamente per ridurre i costi della politica, un tema che interessa direttamente i cittadini e la credibilità delle istituzioni. Una proposta che, paradossalmente, avrebbe anche consentito di affrontare il tema degli incarichi e delle posizioni attribuite a esponenti passati dal centrosinistra al centrodestra. Purtroppo, anziché approfondire questi argomenti di interesse generale, la discussione è stata rapidamente assorbita da polemiche sterili, propaganda e demagogia.

Non è difficile riconoscere il rischio di una deriva comunicativa che richiama una strategia politica ormai nota, attribuita a Steve Bannon, tra i principali teorici del populismo americano: occupare il dibattito pubblico con polemiche simboliche, provocazioni e temi divisivi, così da distogliere l’attenzione dai problemi reali e alimentare le reazioni più istintive dell’opinione pubblica. Si tratta di una tecnica che non produce soluzioni, ma serve soltanto a intercettare il consenso emotivo, evitando il confronto sulle vere emergenze della città: lavoro, sviluppo, ambiente, servizi e qualità della vita.

In questo quadro va letta anche l’azione del sindaco Marchionna nel corso di tutto questo periodo di governo cittadino: un orientamento che ha spostato in modo significativo l’asse del centrodestra verso posizioni più radicali, favorendo alleanze tra Fratelli d’Italia e il movimento di Vannacci, che rappresenteranno un elemento di criticità in vista delle prossime elezioni. Marchionna ha contribuito, insieme ad altri, a distruggere il centro dello schieramento, che di fatto oggi non esiste più.

Mentre si alimentano polemiche inutili, Brindisi continua a fare i conti con una crisi occupazionale senza precedenti, con la fuga degli investimenti, con le emergenze ambientali e con una crisi politica che attraversa ormai lo stesso Consiglio comunale.

È di questo che dovrebbero occuparsi gli amministratori, non di battaglie simboliche costruite per dividere l’opinione pubblica.

Brindisi merita una politica capace di unire, governare e offrire risposte concrete. Le istituzioni devono tornare a essere il luogo del confronto serio e delle decisioni responsabili, non il palcoscenico della propaganda.

Brindisi non ha bisogno di slogan. Non ha bisogno di polemiche costruite a tavolino. Non ha bisogno di propaganda.

Brindisi ha bisogno di governo.

CASA DEI MODERATI

Segr. Prov. Claudio Niccoli

Segr. Citt. Valentino Mele

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