“Verdi in Città” porta in scena il protagonismo femminile con “Le mie donne. Omaggio alle donne che hanno cambiato il mondo”, in Piazza Duomo a Brindisi, venerdì 7 agosto alle ore 21. Sara Santucci e ChiaraDimaggio ne ripercorrono le vite, accompagnate al pianoforte e alla voce da Lorenzo Mancarella. L’appuntamento fa parte di “Verdi in Città”, rassegna promossa dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia Culture. L’ingresso è libero, senza prenotazione.
Lo spettacolo costruisce una galleria di ritratti attraverso parola e musica dal vivo. Rosa Parks, Malala Yousafzai, Grazia Deledda, Frida Kahlo, Alfonsina Strada, Marie Curie e Samantha Cristoforetti appartengono a epoche, Paesi e discipline differenti, ma le accomuna la capacità di avere spostato più avanti il limite imposto dal proprio tempo. Donne che non hanno aspettato che il mondo fosse pronto per loro.
Rosa Parks aveva quarantadue anni quando, l’1 dicembre 1955, a Montgomery, rifiutò di cedere il proprio posto su un autobus a un passeggero bianco. Quel gesto contribuì ad avviare il boicottaggio dei trasporti e divenne un simbolo della lotta contro la segregazione razziale. Malala Yousafzai ha trasformato invece il diritto allo studio in una battaglia internazionale: sopravvissuta nel 2012 a un attentato dei talebani, nel 2014, a diciassette anni, è diventata la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace.
Alla forza civile si affianca la creazione. Grazia Deledda, unica scrittrice italiana ad avere ricevuto il Nobel per la Letteratura, nel 1926, portò nella narrativa europea la Sardegna, i suoi conflitti morali e il peso delle convenzioni sociali. Frida Kahlo fece del proprio corpo ferito in una delle immagini più potenti del Novecento. Per entrambe, l’arte diventa uno spazio di indipendenza.
Alfonsina Strada scelse la bicicletta per sfidare convenzioni e divieti. Nel 1924 fu l’unica donna a partecipare al Giro d’Italia insieme agli uomini, entrando in una competizione che sembrava preclusa al suo genere. Marie Curie fu la prima donna a ricevere un Nobel e resta l’unica ad averlo ottenuto in due diverse discipline scientifiche, Fisica e Chimica. Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, nel 2022 è stata anche la prima astronauta europea a comandare la Stazione Spaziale Internazionale. Percorsi che hanno aperto possibilità nuove per chi è venuto dopo.
«“Le mie donne” è un progetto nuovo, perché nuova è la formula», spiega l’autrice e regista Alessandra Pizzi. «L’idea nasce dal desiderio di far convergere l’interesse culturale per le questioni legate al femminile con la forza espressiva della musica, in particolare del jazz, linguaggio libero, universale e trasversale. Non volevamo costruire una successione di biografie, ma avvicinare queste donne nella loro complessità, mostrando ciò che hanno dovuto affrontare e la libertà che hanno saputo conquistare».
Lo spettacolo si presenta come un percorso narrativo e musicale capace di restituire una prospettiva intima e profonda su alcune tra le personalità femminili più iconiche di ogni tempo. Un tributo al talento, all’autodeterminazione e alla conquista dell’indipendenza. Un viaggio attraverso le vite di chi ha avuto l’ardire di sfidare convenzioni e pregiudizi, dimostrando come la conoscenza e l’impegno possano diventare strumenti di emancipazione e cambiamento, ieri come oggi. Ciascuna donna ha affrontato un confine: il colore della pelle, la negazione dell’istruzione, l’isolamento culturale, il dolore fisico, l’esclusione dallo sport, l’accesso alla ricerca scientifica e allo spazio. In piazza Duomo quei confini diventano materia teatrale e mostrano quanto la loro eredità sia ancora viva: nei diritti conquistati, nei traguardi raggiunti, nella forza di chi decide che il proprio destino non può essere scritto da altri.