Piccirillo: Il turismo non è tutto uguale. Ostuni merita quello di qualità

In queste settimane il dibattito sul turismo a Ostuni si è acceso come accade puntualmente ogni estate. Sui social si leggono opinioni di ogni genere e, come spesso succede, si finisce per mettere tutto nello stesso contenitore. C’è chi sostiene che il turismo produca soltanto lavoro precario, chi lo riduce all’immagine di camerieri, cuochi, baristi e personale delle pulizie, chi lo considera addirittura una delle cause dei problemi della città.

È un dibattito legittimo, perché il turismo riguarda direttamente la vita quotidiana di una comunità. Ma proprio per questo merita di essere affrontato con equilibrio, evitando semplificazioni che rischiano di raccontare soltanto una parte della realtà.

C’è innanzitutto un aspetto che merita rispetto e chiarezza. Quando si parla del turismo citando soltanto camerieri, cuochi, baristi e addetti alle pulizie, magari senza volerlo, si finisce per sminuire proprio quelle professionalità che ogni giorno rendono possibile l’accoglienza. Sono lavori fondamentali, dignitosi, spesso faticosi, che richiedono impegno, competenza, sacrificio e responsabilità. La qualità di una destinazione passa prima di tutto dalle persone che ogni giorno incontrano gli ospiti, li accolgono e contribuiscono a costruire la reputazione di un territorio. Difendere il turismo significa anche difendere la dignità di chi ci lavora.

Detto questo, ridurre il turismo soltanto a queste professioni significa non comprenderne la vera dimensione economica.

Il primo equivoco nasce proprio da qui: parlare genericamente di “turismo” significa parlare di qualcosa che, in realtà, non esiste. Esistono modelli di turismo profondamente diversi tra loro, con effetti economici altrettanto diversi.

C’è il turismo giornaliero, quello dei pullman Gran Turismo che arrivano la mattina e ripartono – quando va bene – nel pomeriggio. È un fenomeno che porta certamente movimento e contribuisce alla notorietà della destinazione, ma produce un impatto economico inevitabilmente limitato. Chi trascorre poche ore in città può acquistare un gelato, bere un caffè, consumare un pranzo veloce o comprare un piccolo souvenir. È un contributo importante, ma circoscritto.

Ben diversa è la situazione del turismo di soggiorno, quello che le statistiche misurano attraverso le presenze turistiche. Qui non parliamo di persone che visitano Ostuni per qualche ora, ma di ospiti che scelgono di fermarsi per diversi giorni, talvolta per settimane.

Sono loro che pernottano negli alberghi, nelle masserie, negli agriturismi, nei residence, nei bed & breakfast, negli affittacamere, nelle case vacanza e nelle locazioni turistiche. Ed è proprio il pernottamento a fare la differenza, perché ogni notte trascorsa in città genera una domanda continua di beni e servizi che coinvolge l’intera economia locale.

Ma non è soltanto l’economia privata a beneficiare del turismo. Anche la pubblica amministrazione trae vantaggio dalla presenza degli ospiti. Il gettito dell’imposta di soggiorno, infatti, rappresenta una risorsa che i Comuni possono destinare al miglioramento dei servizi turistici, alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, alla manutenzione della città e anche ai servizi pubblici locali, compresi quelli collegati alla gestione dei rifiuti.

In altre parole, il turista che soggiorna a Ostuni non contribuisce soltanto al fatturato di una struttura ricettiva o di un’attività commerciale: contribuisce anche, attraverso questa entrata, a sostenere servizi che vengono utilizzati dall’intera comunità. È un aspetto spesso dimenticato nel dibattito pubblico: il turismo non genera soltanto lavoro per chi opera direttamente nel settore, ma produce risorse che possono ricadere sulla collettività

Un ospite che soggiorna a Ostuni non paga soltanto una camera. Fa colazione al bar, pranza e cena nei ristoranti, visita musei e monumenti, partecipa a eventi culturali, acquista prodotti tipici, entra nei negozi, utilizza taxi e servizi di noleggio, frequenta le spiagge, si affida alle guide turistiche, utilizza servizi legati al benessere e alla cura della persona. Ogni euro speso si trasforma in reddito per decine di attività economiche diverse e continua a circolare sul territorio. È questo il vero significato della parola “indotto”, un termine che spesso utilizziamo senza soffermarci sul suo valore concreto.

Dietro una struttura ricettiva lavorano muratori, elettricisti, idraulici, falegnami, fabbri, serramentisti, pittori, imprese edili e manutentori. Lavorano architetti, ingegneri, geometri, commercialisti, consulenti del lavoro e agenzie immobiliari. Lavorano lavanderie industriali, imprese di pulizia, aziende di sicurezza, giardinieri, trasportatori, fornitori di attrezzature e prodotti alimentari. Lavorano cantine, oleifici, aziende agricole, laboratori artigiani, negozi di vicinato e imprese commerciali di ogni dimensione. Ecco perché il turismo non può essere guardato soltanto dalla porta di un ristorante o dal banco di un bar. La sua vera dimensione è molto più ampia. Forse, proprio perché il turismo è entrato così profondamente nella vita quotidiana della città, rischiamo qualche volta di non accorgerci di quanto sia ampia la sua ricaduta economica.

Molti operatori economici, anche di settori apparentemente lontani dall’ospitalità, traggono beneficio da questo movimento. Il cliente che entra in un negozio, il professionista che riceve un incarico, l’artigiano che trova nuove opportunità, spesso sono parte di una filiera economica alimentata anche dal turismo.

Il denaro prodotto da questo settore non rimane confinato tra le mura di un albergo o di un ristorante, ma attraversa l’intero tessuto economico cittadino, distribuendo ricchezza in maniera diffusa.

Esiste poi un’altra semplificazione che merita di essere superata. Si continua a parlare genericamente di “B&B”, come se tutte le forme di ospitalità extralberghiera fossero identiche. Non è così.

Una cosa è la locazione turistica esercitata da un privato nei limiti previsti dalla legge; altra cosa è un’attività ricettiva esercitata in forma imprenditoriale, con partita IVA, organizzazione aziendale, personale, investimenti e precisi obblighi amministrativi e fiscali. Sono realtà diverse e distinguerle è indispensabile per affrontare seriamente il tema.

C’è poi un dato che difficilmente può essere contestato. È difficile negare che una parte rilevante del recupero del centro storico di Ostuni sia stata resa possibile anche dagli investimenti di migliaia di proprietari che hanno restaurato immobili, recuperato abitazioni, rifatto facciate, consolidato strutture e restituito vita a vicoli e corti che rischiavano l’abbandono. Sarebbe sbagliato, però, raccontare soltanto una parte della realtà.

Il turismo, come ogni grande fenomeno economico e sociale, produce anche effetti che devono essere governati. La pressione sul mercato immobiliare, la convivenza tra residenti e visitatori, la gestione dei servizi pubblici, la tutela dell’identità dei luoghi sono questioni reali. Negarle sarebbe un errore.

Ma è altrettanto un errore attribuire al turismo responsabilità che affondano le loro radici in decenni di scelte urbanistiche, abitative e amministrative. Confondere le cause con gli effetti non aiuta a risolvere i problemi; rischia, al contrario, di renderli ancora più difficili da affrontare.  Il punto, quindi, non è difendere il turismo a prescindere. Il punto è governarlo.

Perché il turismo non è perfetto e non deve essere considerato intoccabile. Come ogni settore economico ha bisogno di regole chiare, controlli efficaci, programmazione e responsabilità. Ma ha bisogno anche di essere valutato per quello che realmente rappresenta.

Ostuni è oggi una destinazione internazionale e come tale deve ragionare. La sfida non è avere semplicemente più turisti, ma avere un turismo migliore: più distribuito nell’arco dell’anno, più rispettoso del territorio, più capace di generare occupazione stabile, più integrato con il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, la cultura e i servizi. In altre parole, un turismo di qualità. Il turismo di qualità non è un giudizio su chi arriva o su chi lavora nel settore. È un obiettivo di sviluppo. È la capacità di trasformare una presenza occasionale in valore economico, sociale e culturale per tutta la comunità. Ed è proprio questo il punto che dovrebbe unire il dibattito cittadino.

Perché, al di là delle opinioni, resta una domanda alla quale ciascuno dovrebbe provare a rispondere con onestà: se domani il turismo scomparisse da Ostuni, quante imprese continuerebbero a lavorare con gli stessi volumi? Quanti negozi manterrebbero gli stessi incassi? Quanti artigiani riceverebbero le stesse commissioni? Quanti professionisti gli stessi incarichi?

La risposta, probabilmente, ci aiuterebbe a comprendere quanto il turismo non sia un settore tra gli altri, ma uno dei principali motori dell’economia cittadina.

Ostuni non ha bisogno di contrapposizioni. Ha bisogno di consapevolezza.

Perché il futuro di una destinazione internazionale non si costruisce con le polemiche dell’estate, ma con visione, competenze e responsabilità.

Il turismo di qualità non si costruisce soltanto con alberghi migliori, ristoranti migliori o servizi migliori. Si costruisce soprattutto con imprese migliori. È una responsabilità che riguarda tutti: istituzioni, imprenditori e lavoratori. Solo così Ostuni potrà continuare a crescere senza perdere la propria identità e il rispetto per le persone.

Michele Piccirillo

Presidente Confesercenti della Provincia di Brindisi

Presidente AIGO Confesercenti Puglia

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