Nota del presidente Paolo Pagliaro con i consiglieri del gruppo Fratelli d’Italia Tonia Spina (vicepresidente), Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro, Giampaolo Vietri
«Senza beneficio “concreto, immediato e diretto” ai beni del contribuente, il tributo di bonifica 630 non è dovuto. Questo principio – sancito dai giudici costituzionali, di cassazione e amministrativi – in Puglia viene calpestato, e noi diciamo basta. Per questo, con una mozione, chiediamo di sospendere la riscossione del 630 da parte del Consorzio Centro Sud Puglia per gli anni 2024 e 2025, e di azzerare le cartelle arretrate per gli anni dal 2013 al 2023 emesse dagli ex consorzi soppressi (Arneo, Stornara e Tara. Ugento Li Foggi e Terre d’Apulia) e assorbiti da quello unico, in funzione da gennaio 2024.
È una battaglia che portiamo avanti da anni, al fianco degli agricoltori e dei proprietari degli immobili che ricadono nel perimetro del Consorzio Centro Sud Puglia (che si estende dal Salento alla BAT passando per Bari), costretti a pagare per interventi insufficienti, carenti o del tutto assenti, anche da anni. Pagare per opere in abbandono è un’ingiustizia e una vessazione, e fino a quando non sarà garantito il servizio per cui il 630 viene richiesto, quel tributo non dovrà essere pagato.
Ai consorzi di bonifica spetta la difesa idraulica e l’irrigazione, ma alle Regioni spetta il controllo amministrativo e finanziario sull’attività dei consorzi. Sia il Consorzio Centro Sud Puglia, sia la Regione Puglia sono inadempienti.
Abbiamo denunciato il disastro gestionale del Consorzio unico, che dovrebbe gestire una rete infrastrutturale di oltre 13mila chilometri tra canali di scolo e irrigui, argini, impianti idrovori, invasi e pozzi. Un ente indebitato per quasi 200 milioni, che continua ad accumulare perdite e a sprecare soldi per consulenze, incarichi legali, acquisti senza gara al limite della soglia consentita… E chiede che siano i consorziati a pagare il conto di tutto questo, imponendo un tributo non dovuto, visto che le opere di bonifica e manutenzione sono ferme o del tutto insufficienti.
La giustizia ci dà ragione: esclude la legittimità di un beneficio solo “generico o indiretto”, e scandisce che spetta all’ente impositore (il Consorzio Centro Sud Puglia) l’onere probatorio”, cioè l’obbligo di “dimostrare in modo specifico il beneficio fondiario reso”. Niente di tutto questo. Ecco perché, con la nostra mozione, chiediamo impegni precisi alla Giunta: 1) sospendere subito la riscossione del tributo 630 su tutto il territorio di competenza del Consorzio Centro Sud Puglia, finché non verrà definito il Piano di classifica che stabilisca indici tecnici ed economici equi per il calcolo dei tributi consortili; 2) azzerare tutte le cartelle arretrate, sia quelle degli ultimi due anni emesse dal Consorzio unico, sia quelle dei quattro ex Consorzi commissariati e poi soppressi, dal 2013 al 2023; 3) introdurre l’obbligo, per il Consorzio Centro Sud Puglia, di allegare ad ogni avviso di pagamento una relazione tecnica dettagliata che dimostri analiticamente quali opere di manutenzione ordinaria o straordinaria siano state effettivamente eseguite nel perimetro di contribuenza specifico e quale vantaggio diretto ne sia derivato per l’immobile (terreno o fabbricato) del contribuente; 4) bloccare ingiunzioni di pagamento, ruoli esattoriali o fermi amministrativi sui beni dei consorziati; parente certificazione dei servizi erogati; 5) istituire un Tavolo tecnico regionale permanente – con il coinvolgimento delle organizzazioni di categoria agricole e dei rappresentanti territoriali – per monitorare lo stato delle opere di bonifica e verificare se ci siano i presupposti per la richiesta del 630.
Cancellare il passato con tutti i suoi errori, azzerare le cartelle emesse e ripartire con una gestione seria e oculata del Consorzio unico, procedendo con le attività che gli spettano e chiedendo di pagare solo per opere realmente effettuate, provando di averle svolte in modo efficace. Questa è la via per tirare una riga su una gestione fallimentare e riportarla su binari di efficienza e rigore. Gli agricoltori sono pronti a pagare per benefici reali, non per pagare gli sprechi di un super carrozzone».