Sulla vicenda relativa alla richiesta di modifica della convenzione urbanistica dell’area Brin Park, il senso della sentenza del TAR di Lecce è molto chiaro: il Comune di Brindisi deve concludere il procedimento avviato sulla specifica istanza presentata dalla società Aliotto il 30 gennaio 2025. Non deve avviare una trattativa, non deve modificare il progetto, non deve costruire soluzioni alternative in corso d’opera. Deve assumere una decisione definitiva sulla proposta così come depositata agli atti.
Non c’è nessuna ambiguità, entro 60 giorni il Consiglio comunale si deve pronunciare sulla proposta che è stata presentata: quella che prevede la cancellazione della destinazione alberghiera promessa alla città e la realizzazione di nuove attività commerciali e di pubblico esercizio.
Non esiste uno spazio per modificare la proposta (che comporterebbe la conseguenziale rinuncia del proponente agli effetti della decisione del TAR) oppure per dire sì oggi ad una proposta e poi modificarla domani attraverso accordi o trattative non sottoposte al Consiglio.
Questo è il vero nodo politico della vicenda, perché la proposta attuale modifica radicalmente l’idea di sviluppo che aveva portato il Consiglio comunale ad approvare una variante urbanistica e una convenzione. Quell’area era stata immaginata con una funzione ricettiva e di supporto alla crescita della città, anche in relazione alla costruzione del polo commerciale oggi esistente. L’impegno assunto era la realizzazione di una struttura alberghiera. Quell’albergo non è mai stato realizzato e oggi ci troviamo davanti ad una richiesta che sostituisce quella previsione con un intervento nel quale quasi l’80% dei circa 3.500 metri quadrati di superficie sarebbe destinato ad attività di pubblico esercizio: bar, ristoranti e attività assimilabili. Il resto ad un’area wellness.
Non c’è alcuna contrarietà agli esercizi commerciali, ma non possiamo accettare che ogni volta che una previsione urbanistica non viene rispettata la soluzione sia semplicemente cambiare le regole per adattarle alle nuove esigenze del privato. Prima si ottengono possibilità edificatorie sulla base di un progetto che avrebbe dovuto garantire una determinata funzione per la città, poi quel progetto viene sostituito con qualcosa di diverso e si pretende che sia Brindisi ad adeguarsi.
La questione, però, va oltre il singolo intervento. Qui è in gioco il principio stesso della programmazione urbanistica. Una città decide il proprio futuro attraverso gli strumenti urbanistici e le convenzioni che sottoscrive. Se il Consiglio comunale stabilisce che in una determinata area serve una funzione ricettiva, quella scelta deve essere rispettata e non può diventare una variabile dipendente dalle vicende economiche o dalle convenienze di un privato.
ConfCommercio e Confesercenti hanno già espresso una posizione contraria che considero condivisibile perché hanno evidenziato il rischio di un ulteriore squilibrio nei confronti degli operatori che ogni giorno tengono aperte le proprie attività in città. Anche questo aspetto deve essere valutato, perché ogni trasformazione urbanistica produce conseguenze sul tessuto economico.
Mi auguro quindi che il sindaco Marchionna e tutte le forze politiche escano allo scoperto prima del Consiglio comunale. Questa non è una vicenda che riguarda soltanto chi siede tra i banchi dell’assise cittadina. Riguarda l’intera comunità e merita un confronto pubblico, trasparente e partecipato.
Per quanto mi riguarda, visto che la scelta non potrà essere che tra approvare o respingere la proposta così come è stata presentata, io voterò no. Perché gli investimenti sono importanti, ma Brindisi non può essere il luogo nel quale gli impegni assunti con una città vengono modificati quando non risultano più convenienti al privato.
Nessun brindisino che si dica tale può essere chiamato a servizio degli interessi di qualcun altro: devono essere gli interessi della città a guidare le sue scelte