Le Aree di Accelerazione Industriale sono distretti produttivi e logistici introdotti a livello europeo nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act (IAA). Servono a concentrare investimenti strategici, infrastrutture energetiche e a tagliare i tempi burocratici per rilanciare la manifattura e la transizione green in settori chiave delle produzioni industriali.
Ne ha parlato l’on. Mauro D’Attis durante un question time alla Camera dei Deputati ed oggi l’argomento è stato ripreso in un intervento dal capogruppo del Pd Francesco Cannalire.
Si tratta di una occasione storica che consentirebbe ai territori interessati di usufruire di uno strumento comunitario e quindi anche di risorse straordinarie che andrebbero oltre l’ostacolo delle asfittiche condizioni in cui versano le casse dello Stato.
Brindisi, come è noto, sta vivendo una crisi industriale senza precedenti, frutto di un processo di decarbonizzazione che per anni è stato ignorato e che oggi costringe tutti ad affannarsi per recuperare il tempo perduto. Poi c’è Taranto, con il dramma legato all’incertezza del futuro dell’acciaieria ed infine – ma non certo per ultima – c’è Lecce che ha assoluta necessità di indirizzare i propri sforzi verso modelli di sviluppo che non si basino esclusivamente sul turismo e che considerino l’industria manifatturiera come un settore da sostenere e incentivare.
Fino ad oggi i tentativi di “fare squadra” sono stati sporadici ed hanno incontrato più ostacoli di campanile che reali intenzioni di coesione. Il sogno del “Salento” o del “Grande Salento”, pertanto, è rimasto nel cassetto. Adesso, però, quel modello di “gioco di squadra” potrebbe riscuotere un successo superiore alle aspettative.
Brindisi, Lecce e Taranto, infatti, oltre ad avere drammatiche situazioni di crisi industriale da risolvere, esprimono una immensa potenzialità che viene generata da due porti, due aeroporti, da una rete stradale competitiva e da un trasporto su rotaia che migliora nel tempo. E poi le aree retroportuali, gli interporti e tante aree industriali infrastrutturale e capaci di ospitare grandi insediamenti che rispondano a modelli di sviluppo sostenibili. Si tratta, a questo punto, di verificare se l’interesse generale può avere la meglio sulle solite divisioni e su anacronistici contrasti ideologici.
Se questo dovesse miracolosamente accadere, poi bisognerebbe avere il coraggio di affidarsi a chi esprime competenze e visioni lungimiranti. Un esempio? I commissari nominati dallo Stato dovrebbero avere realmente competenze e poteri speciali. A Brindisi il Prefetto Carnevale ha in mano il futuro dell’industria post-carbone, ma non sono stati messi a sua disposizione strumenti realmente straordinari. A Taranto, invece, l’interesse mostrato da Confindustria verso un futuro a tinte “nazionali” dell’Acciaieria riapre un barlume di speranza. Ma è evidente che si rende necessario affidare questa fase complicatissima ad una gestione commissariale che non può e non deve essere di matrice politica per basarsi, invece, su competenze specifiche e capacità straordinarie. E’ in gioco la vita lavorativa di migliaia di persone ed anche il ruolo del’Italia nella produzione di acciaio.
Insomma, oggi più che mai si vince se si marcia tutti nella stessa direzione e se la politica saprà fare un passo indietro per privilegiare chi può indicare la strada giusta per uscire dall’impasse.
Mi. Co.