D’Aprile – Bisogna ripartire dall’ABC del vivere in comunità…

Mentre la retorica politica locale continua a dispensare ricette miracolose, progetti avveniristici e passerelle a benefici di camera, la realtà dei fatti restituisce un’immagine ben diversa.

Brindisi vive uno dei momenti più bui della storia recente, schiacciata tra il peso delle grandi promesse inattese e la drammatica assenza di una gestione dell’ordinario.

L’astio diffuso tra i cittadini non nasce da una preconcetta avversione al progresso, bensì dall’evidente scollamento tra il racconto pubblico e la vivibilità reale.

La rabbia lascia spazio al disgusto di fronte alla liturgia dei caschetti antinfortunistici, sfoggiati con disinvoltura in cantieri aperti e non e inaugurazioni a favore di stampa, mentre le questioni basilari del convivere civile vengono del tutte ignorate.

Non si parla soltanto di sviluppo industriale, di grandi investimenti turistico-imprenditoriali o di strategie macroeconomiche; si tratta più semplicemente, di ripartire dall’ABC del vivere in comunità.

Nel pieno della stagione estiva, quando la città dovrebbe mostrare il suo volto migliore e offrire spazi dignitosi di refrigerio e socialità a residenti e turisti, lo scenario urbano presenta contorni deprimenti.

Alle nove di sera, nel cuore del centro cittadino, i marciapiedi e gli angoli delle vie principali si trasformano in depositi di spazzatura a cielo aperto, immersi in uno stato di incuria e sporcizia generalizzata incompatibile con qualsiasi pretesa di attrazione turistica.

Il traffico veicolare paralizza regolarmente le arterie centrali, incastrandosi a pochissimi centimetri da dehors e tavolini allestiti sui marciapiedi. Una convivenza forzata tra autoveicoli a passo d’uomo e spazi di ristorazione che non genera soltanto un inquinamento acustico e un senso di esaustione per residenti ed avventori, ma configura una vera e propria criticità sanitaria. Respirare direttamente i gas di scarico e i fumi dello smog mentre si cena o si passeggia all’aperto rappresenta un concreto pericolo per la salute pubblica, trasformando un momento di convivialità estiva in un’esperienza insalubre e degradante.

La responsabilità di questo stato di cose non appartiene al caso, ma a una classe dirigente che continua a pontificare ignorando le proprie storiche corresponsabilità.

Promettere cambi di marcia senza garantire lo spazzamento delle strade o la gestione del traffico significa sminuire le reali esigenze della comunità.

Brindisi non ha bisogno dell’ennesimo piano strategico rimasto sulla carta; necessita di una svolta pragmatica che restituisca dignità alla quotidianità.

Fino a quando la propaganda continuerà a coprire il degrado, la sensazione dominante tra le vie della città rimarrà una sola: un profondo, amaro sconforto.

Francesco D’Aprile

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