LETTERA APERTA AL SINDACO DI BRINDISI
Al Sindaco di Brindisi Giuseppe Marchionna
All’Amministrazione Comunale di Brindisi
Alle redazioni delle testate giornalistiche
Gentile Sindaco,
ho letto con attenzione la sua riflessione sull’Estate Brindisina e, da semplice cittadino, sento il dovere di intervenire nel dibattito che si è aperto.
Non credo che quanto accaduto possa essere liquidato come una “tempesta in un bicchiere d’acqua”. Al contrario, credo che la discussione abbia fatto emergere una questione molto più profonda, che riguarda il presente e soprattutto il futuro della nostra città:
che città vogliamo essere e cosa stiamo facendo concretamente per diventare una vera destinazione turistica?
La sua risposta, mi permetta di dirlo con rispetto, rischia di offendere l’intelligenza dei brindisini e di scivolare sul vetro della questione, senza affrontare fino in fondo il problema sollevato.
Nessuno mette in discussione il successo di una manifestazione o il lavoro di chi ha organizzato gli eventi dell’Estate Brindisina. Una piazza piena è certamente un risultato positivo.
Ma il punto è un altro:
una città turistica può misurare il proprio successo soltanto contando quante persone riempiono una piazza durante un evento?
Credo di no.
Una città turistica deve essere capace di creare movimento, attrattività, permanenza ed economia durante tutto il periodo dell’anno e, soprattutto, deve riuscire a trasformare i flussi di persone in una reale opportunità per il territorio.
Lei ha giustamente ricordato le difficoltà legate alla mancanza di alcuni grandi contenitori: il Piazzale Lenio Flacco interessato dai lavori, lo Stadio Comunale impegnato per i Giochi del Mediterraneo e il Capannone Montecatini ancora da completare.
Sono problemi reali.
Ma proprio per questo la discussione non può fermarsi alla domanda “dove organizziamo gli eventi?”
La domanda dovrebbe essere:
“Quale città vogliamo costruire?”
Basta spostarsi di appena 35 o 40 chilometri da Brindisi, arrivando a Ostuni o Lecce, tanto per citarne alcune, per respirare un’altra aria.
Si percepisce una città che trasmette vitalità, che sa valorizzare le proprie piazze, le proprie strade, gli eventi, la ristorazione, il commercio e il proprio patrimonio culturale.
E allora viene spontaneo chiedersi: perché quella stessa energia non riusciamo a trasmetterla a Brindisi?I brindisini sono gli stessi.
Il 7 agosto, a soli 35 chilometri da Brindisi, a Ostuni, quasi 4.000 persone hanno assistito a uno spettacolo. E tra quelle migliaia di persone c’erano tantissimi brindisini.
Questo dato dovrebbe farci riflettere.
Perché forse il problema non è che il brindisino non esce.
Il brindisino esce.
Forse dobbiamo chiederci perché così spesso preferisca uscire da Brindisi.
E questo ci porta inevitabilmente a parlare di turismo.
Ci vantiamo, giustamente, dei numeri del nostro aeroporto. Ma quei numeri non dovrebbero essere soltanto una statistica da celebrare.
Dovrebbero essere una straordinaria opportunità da trasformare in ricchezza per la città.
Non basta che migliaia di persone arrivino a Brindisi. Dobbiamo fare in modo che rimangano a Brindisi.
Che visitino il centro storico.
Che entrino nei nostri locali.
Che facciano acquisti.
Che conoscano il nostro patrimonio.
Che trascorrano una notte in città.
Che abbiano un motivo per tornare.
Altrimenti rischiamo di essere semplicemente il luogo attraverso cui le persone passano, senza mai diventare davvero la destinazione che scelgono.
Lo stesso ragionamento vale per il traffico crocieristico.
Abbiamo investito e continuiamo a investire sul nostro porto, ma ancora oggi le navi da crociera spesso non entrano nel porto interno e rimangono al largo. C’è poi un altro aspetto che meriterebbe un confronto serio e trasparente: le condizioni meteomarine e i venti che interessano il Canale Pigonati e l’accesso al porto interno.
Se queste condizioni rappresentano un limite concreto all’ingresso o all’attracco delle navi da crociera, sarebbe opportuno che la città ne fosse informata con chiarezza.
Perché anche questo fa parte della strategia turistica.
Se abbiamo un’infrastruttura portuale che vogliamo utilizzare come porta d’ingresso della città, dobbiamo sapere quali sono realmente i suoi limiti, quali interventi sono necessari e soprattutto quale programmazione è prevista per superare, laddove possibile, queste criticità.
Non possiamo limitarci a celebrare gli arrivi delle navi o gli investimenti sul porto: dobbiamo capire quante navi possono effettivamente entrare nel porto interno, con quali condizioni e quali sono gli ostacoli che ancora oggi impediscono di sfruttare pienamente questa infrastruttura.
Sono domande legittime che meritano risposte altrettanto chiare, perché dietro ogni nave che non entra nel porto interno non c’è soltanto una questione tecnica, ma un’opportunità turistica ed economica che rischiamo di perdere.
E allora dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda:
quanto di quel turismo rimane realmente a Brindisi?
Quanti crocieristi visitano il centro?
Quanti conoscono i nostri monumenti?
Quanti entrano nei nostri ristoranti?
Quanti fanno acquisti?
Quanti trascorrono qualche ora vivendo realmente la città?
Perché se il turista arriva a Brindisi, viene indirizzato altrove per la propria escursione e riparte senza aver praticamente vissuto Brindisi, allora dobbiamo avere il coraggio di ammettere che qualcosa nella gestione turistica non sta funzionando.
Non basta vantarsi dei numeri degli arrivi.
Bisogna saper trasformare gli arrivi in permanenze, le permanenze in economia e l’economia in sviluppo per la città.
Questa dovrebbe essere la vera sfida.
E non credo che la risposta possa essere soltanto quella di organizzare qualche evento e poi fotografare le piazze piene.
Gli eventi sono importanti, ma devono essere parte di una strategia più ampia.
Perché non coinvolgere maggiormente gli artisti brindisini?
Perché non chiedere loro cosa potrebbero proporre?
Perché non ascoltare commercianti, ristoratori, associazioni, operatori turistici e cittadini?
Perché non chiedere direttamente ai brindisini che città vogliono vivere?
Forse scopriremmo che esistono idee, professionalità e persone disposte a mettersi in gioco, anche venendo incontro alle possibilità economiche dell’Amministrazione.
Non si tratta di chiedere favoritismi.
Si tratta di valorizzare le energie che già esistono sul territorio.
Quanto alla polemica politica, personalmente non mi interessa.
Non appartengo a schieramenti politici e non sono un oppositore, un neo oppositore o un “leone da tastiera”.
Sono un cittadino.
E proprio per questo mi permetto di dire che i brindisini non hanno bisogno che qualcuno spieghi loro se la propria città è viva o meno.
La città la vivono ogni giorno.
Sanno cosa succede nelle nostre strade.
Sanno quanti locali chiudono.
Sanno quanta gente sceglie di spostarsi altrove.
Sanno cosa accade nei nostri quartieri.
E sanno anche riconoscere quando una città trasmette energia e quando invece fa fatica a farlo.
Non credo che chiedere di più significhi essere contro qualcuno.
Significa voler bene alla propria città.
Se davvero questa discussione può rappresentare l’occasione per aprire un confronto, come lei stesso ha scritto a proposito di Giuseppe Ninno, allora ben venga.
Ma il confronto non dovrebbe fermarsi all’incontro con un singolo artista.
Dovrebbe diventare un confronto con la città.
Con gli artisti.
Con gli imprenditori.
Con i commercianti.
Con gli operatori turistici.
Con i giovani.
Con chi ogni giorno vive Brindisi.
Perché Brindisi non ha bisogno soltanto di essere amministrata.
Ha bisogno di essere ascoltata.
E forse, più che chiederci perché i brindisini criticano, dovremmo iniziare a chiederci perché così tanti brindisini, appena possono, prendono la macchina e vanno a vivere la propria estate altrove.
Basta fare 35 o 40 chilometri per respirare un’altra aria.
Una città che trasmette.
Una città che accoglie.
Una città che ha voglia di essere vissuta.
Perché quella stessa energia non riusciamo a trasmetterla a Brindisi?
Questa non vuole essere una lettera contro il Sindaco o contro l’Amministrazione.
È una lettera per Brindisi.
Una richiesta di confronto, di responsabilità e soprattutto di una visione.
Perché non possiamo continuare soltanto a parlare delle potenzialità della nostra città.
Vorremmo finalmente vederle diventare realtà.
Con rispetto, ma con la convinzione che amare una città significhi anche avere il coraggio di criticarla e di chiedere a chi la amministra di fare di più.
Un cittadino brindisinoResto in attesa di una sua risposta, auspicando che questa riflessione possa trasformarsi in un confronto concreto e costruttivo sul futuro della nostra città. Perché Brindisi merita risposte, non soltanto spiegazioniCordiali Saluti Kind Regards
Gianmarco Mingolla