In questi giorni abbiamo approfondito la vicenda sul complesso immobiliare che ospita il multisala Andromeda ed è emerso che la sua realizzazione fu resa possibile grazie ad una convenzione del 2001, mentre nel 2018, durante la gestione commissariale, ne è stata sottoscritta un’altra, tuttora vigente, per consentire l’ampliamento del cinema con tre sale in più. Nell’ultimo documento ci sono clausole stringenti, perché sui parcheggi e sulle aree intorno alla struttura insiste un vincolo di inedificabilità e la destinazione del cinema e dei servizi limitrofi non può essere modificata, e tra quei servizi sono espressamente nominati gli immobili destinati alla ristorazione, che è poi l’ambito d’interesse per l’insediamento del fast food, e alla palestra. Le aree verdi devono essere sistemate a parco urbano e curate dalla società per tutto il tempo in cui il complesso resta in attività, perché servano ai cittadini, e soltanto il giorno in cui il cinema chiuderà passeranno formalmente al Comune. Sul parco serve chiarezza, perché l’estensione prevista dal progetto non è paragonabile a un’aiuola ed è quello che la città ha ottenuto in cambio di un permesso di costruire più ampio di quanto le regole dell’epoca prevedessero. Se oggi quel parco di fatto non esiste, se l’area non è curata e se i brindisini non la riconoscono nemmeno come uno spazio pubblico, perché ai limiti dell’accessibilità, allora il Comune deve intervenire con un atto formale, poiché un impegno che nessuno controlla per anni non smette per questo di essere un obbligo. Sulla palestra il caso è ancora più netto, perché la convenzione stabilisce che quella struttura deve essere data in uso alle associazioni della città attraverso un bando pubblico e con tariffe fissate dal Comune e agli atti non risulta che quel bando sia mai stato fatto né che quelle tariffe siano mai state decise. Il perdurare di impegni inevasi sul parco urbano e sulla palestra finisce per indebolire nei fatti una delle condizioni sulle quali il Comune ha riconosciuto l’interesse pubblico dell’operazione e ha concesso il potenziamento del multisala.
Sul lavoro il discorso si allarga, ed è il punto che ci interessa di più, perché con gli accordi ufficiali tra le parti la città rinunciò, di fatto, a un’area che il piano regolatore qualificava come parco urbano e lo fece sottoscrivendo apertamente che quell’intervento serviva principalmente a creare occupazione, tanto che la convenzione del 2001 mise nero su bianco quasi quaranta dipendenti a regime tra ristorazione, uffici, attrezzature sportive e verde, custodia, sala multimediale e gestione dell’anfiteatro. Il vantaggio ottenuto dai privati è evidente e misurabile, mentre di quell’impegno sul lavoro non è rimasta traccia e questo squilibrio è il difetto d’origine dell’intera vicenda, che non abbiamo alcuna intenzione di lasciar ripetere. Per questo i posti previsti dal nuovo insediamento del fast food non vanno accolti come un regalo, perché sono semmai la restituzione di quanto la città attendeva fin dall’inizio, e i livelli occupazionali della convenzione del 2001 vanno considerati come soglia minima, dal momento che il prezzo urbanistico di quella promessa Brindisi lo ha già pagato una volta e non può pagarlo una seconda volta ricevendo in cambio soltanto l’insegna di una famosa catena. Nessuno mette in dubbio il valore culturale, artistico e sociale che il gruppo Lucisano ha promosso in questi anni a Brindisi, ed è un merito che va riconosciuto, ma i criteri seguiti dalle società incaricate della gestione delle attività lasciano forti dubbi e perplessità.
Chiediamo pertanto al Sindaco di vigilare e di pretendere che la società che gestisce il complesso dia finalmente seguito a quegli impegni occupazionali, caldeggiando per i brindisini una possibilità concreta di lavorare in casa propria. Allo stesso modo riteniamo prioritari e non rinunciabili gli impegni del 2018, cioè il parco urbano destinato alla città e l’accordo per l’utilizzo dei locali adibiti a palestra, esattamente come stabilito nei patti sottoscritti. L’arrivo di una nuova attività come il McDonald’s di cui si parla può rappresentare un’occasione importante per l’occupazione, ma non cancella certo gli impegni che hanno reso possibile la realizzazione e il potenziamento di tutta quell’area, e saremo molto attenti affinché i posti di lavoro, la riqualificazione degli spazi pubblici e l’offerta dei servizi siano davvero a beneficio dei cittadini di Brindisi.
Francesco Cannalire, consigliere comunale PD Brindisi