Gianluca Quarta – Brindisi non è una bella addormentata sul mare. No, sindaco: il turismo non capita, si programma

Ripensavo alle recenti dichiarazioni del sindaco Giuseppe Marchionna sulla presunta natura “non turistica” di Brindisi, giustificata tra i cantieri del waterfront, la carenza di grandi opere e la cronica penuria di risorse. Un’analisi che, a ben vedere, suona più come una resa mascherata da realismo amministrativo.
Perché se è vero che oggi la città presenta limiti oggettivi, è altrettanto vero che la vocazione di un territorio non è una fatalità meteorologica, ma il frutto diretto delle scelte politiche. Dire che Brindisi non è una città turistica significa, di fatto, assolvere chi governa dal compito principale per cui è stato eletto: programmare, indirizzare e costruire il futuro.
Il turismo non si improvvisa (e non si subisce).
Il punto centrale che vorrei ribadire è che il turismo non arriva per grazia ricevuta, né si esaurisce nella casualità di una stagione estiva. Pretendere di attrarre visitatori senza una visione strategica, senza una programmazione culturale che duri dodici mesi l’anno e senza un’offerta ricettiva all’altezza è un controsenso.
Se Brindisi oggi soffre la mancanza di contenitori culturali o di spazi adeguati a causa dei cantieri sul waterfront, la risposta non può essere il deserto dell’offerta. Se il centro è bloccato dai lavori, un’amministrazione con una vera visione avrebbe il dovere e la capacità di programmare attività, eventi e attrattive nei quartieri periferici, troppo spesso lasciati ai margini e condannati a un totale stato di abbandono. Spostare i flussi, valorizzare le piazze dei rioni, decentrare la cultura significa fare buona politica e cucire il tessuto urbano, anziché concentrare tutto in vetrina dimenticandosi del resto della città!

I nostri tesori meritano rispetto, non alibi.

Continuare a ripetere che non siamo una meta turistica significa voltarsi dall’altra parte rispetto a ciò che Brindisi è già per vocazione geografica e storica:

  • Un porto naturale che tutto il Mediterraneo ci invidia;
  • Il terminale naturale della Via Appia e la porta d’accesso al Salento;
  • Un hub logistico con aeroporto e stazione che ci mettono al centro del mondo, ridotti però troppo spesso a meri luoghi di transito per chi fugge altrove.

Questi non sono semplici dettagli da cartolina: sono asset economici straordinari che, se governati con coraggio, potrebbero garantire occupazione stabile, crescita commerciale e un nuovo orgoglio cittadino.

È ora di cambiare passo!

Le parole del sindaco, anziché chiudere il dibattito con un rassegnato “non lo siamo”, dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per chi amministra. Brindisi può e deve diventare una città turistica, ma per farlo serve un cambio di passo netto: smetterla di cercare alibi, smetterla di dimenticarsi delle periferie e iniziare a trattare il turismo come un settore industriale strategico, fatto di investimenti mirati, servizi efficienti e una regia pubblica forte.

La verità è che Brindisi non è condannata a essere una bella addormentata sul mare.

Il problema non è la città, che avrebbe tutte le carte in regola per primeggiare.

Il vero nodo è la mancanza di una politica che decida, finalmente, di crederci per prima.

Grazie, intanto a tutti gli operatori turistici del territorio che quotidianamente smentiscono le parole fuori luogo del primo cittadino.

Dott. Gianluca Quarta

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