di Massimo Caliandro – Segretario Generale Sicet Cisl Taranto Brindisi
Esistono emergenze, come quella abitativa, che non vanno mai in vacanza ed anzi, proprio nei periodi in cui ciascuno considera legittimo godersi le meritate ferie, ci sono famiglie sotto sfratto, in qualche caso ulteriormente svantaggiate per la presenza di minori, o di malattie gravi o per l’assenza di occupazione stabile almeno del capofamiglia.
Il Sicet Cisl Taranto Brindisi con la consapevolezza che la questione abitativa sia componente essenziale dello sviluppo locale, per propria missione monitora tali emergenze e continua a sottoporre agli Enti locali ufficialmente e ufficiosamente questioni che non si limitano alla mera segnalazione dei tantissimi casi emergenziali ma propone, anche, modalità operative che, se condivise, potrebbero attivare nuovi, virtuosi percorsi.
A cominciare dall’idea che la crisi abitativa non andrebbe gestita in modalità meramente assistenzialistica, come oggi invece accade per asserita insufficienza di personale; bensì attivando un vero e proprio Ufficio casa che, oltre alle emergenze, governi in maniera strutturata l’incontro tra la domanda e l’offerta, tra i proprietari di casa e chi ha bisogno di affittarne una a costi sostenibili.
Insomma, le politiche di welfaree di coesione sociale che annoverano a pieno titolo anche il diritto all’abitare, non possono ridursi al solo contributo-fitto elargito una tantum o a pioggia dagli assessorati ai servizi sociali ma operando scelte strutturali e coraggiose, che favoriscano l’allargamento del mercato immobiliare sfitto e l’accesso alle locazioni per le fasce sociali attualmente escluse.
Indicativi, al riguardo, i dati del 17° Rapporto sulle locazioni di SoloAffitti, secondo i quali a fronte di circa 4,3 milioni di abitazioni locate si contano circa 8 milioni di immobili sfitti o non utilizzati, con l’aggiunta di 5/600 mila unità destinate ad affitti brevi.
Politica di welfare, dunque, significa anche fronteggiare il diffuso disagio abitativo la cui soluzione non potrà essere, in ogni caso, la sola edilizia residenziale pubblica (ERP) come sembrerebbe accreditare il recente Piano casa (Dl n. 66/2026), concepito dall’attuale Governo, cui la Cisl ed il Sicet Cisl nazionali continuano a sollecitare un dialogo costante, per gestire e incrementare le risorse economiche.
Il Piano casa, certo, è un importante segnale politico che rimette la questione abitativa al centro dell’agenda del Paese ma lo fa con risorse e risposte al momento ancora parziali o insufficienti in termini di ERP e trascurando la necessità che sia reso più sostenibile il mercato privato della locazione.
Strutturare, dunque, un Ufficio casa comunale significherebbe affrontare ed avviare a soluzione il problema degli sfratti per finite locazioni, incentivandone la trasformazione in nuovi contratti.
Ed ancora, significherebbe contribuire alla soluzione del problema sfratti in particolare quelli per morosità incolpevole, promuovendo la trasformazione dei contratti in corso in nuovi contratti a canoni più sostenibili, attraverso misure di garanzie e di sostegno per la corresponsione dei canoni.
Non per ultimo, significherebbe fare emergere il mercato nero e irregolare degli affitti, oltreché far migliorare lo stato manutentivo degli immobili, in conformità alle norme sulla sicurezza, sul risparmio energetico e dell’acqua e sulla tutela della salute.
Questi stessi percorsi sono scanditi negli accordi territoriali sui canoni concordati che definiscono i range di affitto minimo e massimo e le condizioni contrattuali stipulate tra le associazioni di proprietari, degli inquilini e sottoscritti dai rispettivi Comuni.
Esistono, però, Comuni in particolare nel territorio brindisino che seppur ufficialmente inclusi in base alle delibere CIPE e ai provvedimenti della Regione Puglia tra quelli ad alta intensità abitativa, sottovalutano la situazione di squilibrio esistente, tra la domanda e l’offerta di case in affitto che penalizzano i propri concittadini ed indeboliscono la stessa capacità del territorio di affermarsi come inclusivo e competitivo.
Sono quei Comuni laddove non esistendo protocolli sottoscritti tra le organizzazioni, dei proprietari e degli inquilini, maggiormente rappresentative sul territorio, diventa difficile stipulare contratti di locazione a canone concordato (durata anni 3+2 anni), con conseguenti vantaggi fiscali per chi affitta.
Ed allora, come risolvere il paradosso secondo cui molti proprietari ed altrettanti potenziali inquilini vorrebbero, invece, beneficiare di tali vantaggi?
Certamente sarebbe un bel passo in avanti se questi Enti locali deliberassero per recepire gli accordi già esistenti nei Comuni limitrofi, approvassero delibere concernenti aliquote agevolate e detrazioni, così rendendo esigibili per le rispettive comunità benefici sociali come la riduzione del 25% dell’Imposta Municipale Unica (IMU) per gli immobili locati a canone concordato (ex L. n. 431/98).
La gestione finanziaria pubblica, infatti, non dovrebbe perseguire la logica del profitto privato ma del bene comune e dei diritti sociali, perciò essa richiederebbe da parte degli Amministratori una visione politica, costituzionale e strategica, con riferimento ai bilanci comunali, più ampia rispetto alla semplice logica aziendalistica.
Ecco, dunque, il senso del dialogo e della concertazione che il Sicet Cisl Taranto Brindisi privilegia e su cui insisterà, alla ripresa post feriale, affinché i Comuni già sollecitati, circa le relative gravi criticità abitative e le opportunità consentite dalla Legge, manifestino concreta disponibilità ad aprirsi al dialogo, per l’inclusione, per la loro stabilità demografica e per azzerare il più possibile le disuguaglianze economiche e sociali.
Massimo Caliandro