Giochi del Mediterraneo, Pinto: se Brindisi oggi è più pronta è anche grazie a stampa, opinione pubblica e opposizione

Se la stampa, l’opinione pubblica e l’opposizione non avessero sollevato i problemi relativi al rapporto tra Brindisi ed i Giochi del Mediterraneo, qualcuno si sarebbe impegnato a riconoscerli e a tentare di risolverli?
È questa la domanda che viene spontanea dopo aver letto la nota del consigliere Jacopo Sticchi.
Già, perché si può dire tutto e il contrario di tutto, ma i fatti restano chiari.
Nessuno ha mai messo in discussione il valore dei Giochi del Mediterraneo, anzi. Proprio per l’importanza che rivestono, molti di noi hanno posto l’esigenza che fossero valorizzati anche nella nostra città. Una cosa che, fino a quel momento, nessuno aveva ancora pensato concretamente di fare.
Quello che non è lecito tentare di far passare é sostenere che le criticità emerse in questi giorni siano state inventate da chi le ha denunciate.

Se la stampa, l’opinione pubblica e l’opposizione non avessero posto il problema della capienza del Fanuzzi, di una città che non sentiva i Giochi, di una comunicazione praticamente inesistente, del fatto che molti brindisini non conoscessero nemmeno il programma delle gare, si sarebbe mosso qualcosa? O avremmo semplicemente lasciato scivolare i Giochi senza riuscire davvero a viverli e a sentirli come nostri?

E qui vengono fuori due riflessioni.
La prima ê che sono convinto che i problemi non debbano essere affrontati all’ultimo secondo, dopo che qualcuno li ha denunciati. Chi amministra una città dovrebbe lavorare prima, prevedere le criticità e fare tutto il possibile per evitarle. D’altronde, si viene pagati anche per questo.

La seconda, invece, parte dal considerare il pulpito da cui arriva la predica.
Oggi Sticchi invita tutti a non trasformare ogni occasione in un terreno di scontro e a evitare quella che definisce una «ricerca esasperata del motivo per contestare».
Sono parole che, in linea di principio, condivido. Ma vale la pena ricordare che la critica giornalistica, quella politica e anche quella genuina che arriva dai social non sono un fastidio da rimuovere quando arrivano nel momento meno opportuno. Sono parte del confronto democratico, del ruolo di chi fa opposizione, di chi informa e anche di chi semplicemente pone domande.
E allora mi permetto di ricordare allo stesso Sticchi alcune sue parole di non molto tempo fa, quando tuonava contro la sua stessa maggioranza scrivendo di aver assistito a «una mercificazione politica del ruolo istituzionale per sfamare le proprie ambizioni personali» e definiva una vicenda politica un «agguato premeditato alla democrazia», parlando di «risentimenti personali, egoismi sfrenati, ambizioni che puzzano di vecchia politica, invidie» e concludendo: «Pensavo di trovarmi nell’agorà di ellenica memoria ed invece mi ritrovo in un Circo».
La domanda, allora, è d’obbligo: allora la critica era legittima e doverosa, mentre oggi rischia di diventare una ricerca di visibilità?
O la differenza sta semplicemente nella posizione dalla quale si guarda la politica?

Io credo che si possa essere orgogliosi dei Giochi e, contemporaneamente, chiedere conto di ciò che non ha funzionato. Una cosa non esclude l’altra.
Anzi, se davvero teniamo all’immagine di Brindisi, dobbiamo avere il coraggio di dire entrambe le cose: quando qualcosa funziona va riconosciuto, quando qualcosa non funziona va denunciato.
E soprattutto bisogna evitare che sia la polemica a costringere qualcuno ad accorgersi dei problemi.

Lunedì sera sarò felice di vedere gli Azzurrini al Fanuzzi. E spero sinceramente che lo stadio sia pieno.
Ma proprio perché tengo a Brindisi, continuerò a fare domande.
Perché una città non si difende nascondendo inefficienze e incompetenze. Si difende affrontando i problemi per tempo.

Oreste Pinto

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