di Mina Ruggiero – Componente Commissione Pari Opportunità del Comune di Brindisi – Testimone, figlia di Ruggiero Fernando ultimo Tecnico Capo Fari, cresciuta alla luce del faro di Forte a MareScrivo queste righe con tre voci in una: quella istituzionale di Componente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brindisi, quella di testimone diretta che a Forte a Mare ci ha vissuto, e quella più intima di figlia.Sono Mina Ruggiero, figlia di Ruggiero Fernando, ultimo Tecnico Capo Fari del Castello Alfonsino, Isola di Sant’Andrea, il nostro Forte a Mare.Io non ho studiato quel faro sui libri. Io ci sono cresciuta dentro, alla sua luce. La mia cameretta era sotto la sua lanterna. Il mio ninnolo era il suo fascio enorme che girava e illuminava tutta Brindisi, il porto, le case, i naviganti. Era il nostro sole di notte.Oggi quel faro non c’è più.E voglio dirlo con chiarezza: non è crollato, non è stato distrutto dal tempo. Il grande faro storico a castelletto, in bronzo e rame, attivato nel 1938, perfettamente funzionante, fu smontato nel 1983 a causa di una voragine sulla terrazza e portato a La Spezia, all’Ufficio Tecnico dei Fari, per una custodia che ci dissero essere temporanea.Sono passati 43 anni. Temporanea non è più.Al suo posto, dal 2003, c’è solo un piccolo lampeggiatore automatico, senza storia e senza anima.In questa vicenda c’è una storia che come componente delle Pari Opportunità sento il dovere di raccontare: la storia delle mogli.La vita del guardiano del faro era una vita particolare, isolata, difficile, fatta di vento, di mare, di solitudine sull’isola. Se il faro ha funzionato per 46 anni senza mai spegnersi, è stato anche grazie alle mogli.Era mia madre, erano le mogli dei fari, a tenere unita la famiglia. Erano loro il vero faro dentro il faro. Erano loro che, quando i mariti erano in mare o impegnati nella manutenzione, controllavano la luce, pulivano le lenti immense, segnavano le ore, tenevano i figli al sicuro su uno scoglio battuto dalle onde. Senza di loro, nessuna luce sarebbe rimasta accesa.È una storia di lavoro femminile invisibile, di forza silenziosa, di pari opportunità vissuta prima che la parola esistesse. Cancellare quel faro significa cancellare anche loro.Oggi il Castello Alfonsino è stato restaurato con 5 milioni di euro di fondi europei ed è visitabile. Giustamente l’Autorità Portuale ha investito 570 mila euro per restaurare il nostro amato Fanale Rosso delle Pedagne. Ma il simbolo più grande, il faro che era casa mia e di tante famiglie, giace lontano, in un deposito.A Melendugno il faro di Sant’Andrea è diventato il primo faro-museo di Puglia. Brindisi non è da meno.Per questo, in qualità di Componente delle Pari Opportunità del Comune di Brindisi e di figlia di chi quel faro lo ha tenuto acceso, ho protocollato una richiesta ufficiale al Sindaco di Brindisi chiedendo il suo intervento presso MARIFARI La Spezia, dove dovrebbe giacere il faro, per accertarne l’esistenza e lo stato di conservazione e per confrontarsi con la Soprintendenza delle Belle Arti per il suo rientro immediato a Brindisi.Anche spento. Anche come monumento. Anche come museo della memoria e delle donne dei fari. Ma deve tornare a Forte a Mare.Perché Brindisi è città di luce, di approdi e di partenze. E una città non può perdere la sua luce. Era ed è uno dei simboli di Brindisi. Il mio simbolo.Vi chiedo di aiutarmi a riportare a casa la luce che mi ha cresciuta.Mina Ruggiero
Educatrice Professionale
Componente Commissione Pari Opportunità Comune di Brindisi
Figlia di Ruggiero Fernando, ultimo Tecnico Capo Fari di Forte a Mare
